Ottici, CGUE: limiti alle nuove aperture violano libertà di stabilimento

I limiti demografici e geografici previsti dalla legge italiana (in particolare siciliana) per l’apertura di nuovi negozi di ottica costituiscono una restrizione alla libertà di stabilimento. Questi limiti possono, però, essere compatibili con il diritto comunitario solo qualora le autorità competenti si avvalgano del loro potere discrezionale nel rispetto di criteri trasparenti e oggettivi al fine di conseguire, in modo coerente e sistematico, l’obiettivo della tutela della salute nell’intero territorio. E’ quanto precisa nella sentenza odierna la Corte di Giustizia dell’Ue, mettendo in pratica un negozio di ottica sullo stesso piano di una farmacia.

E poiché l’apertura di una farmacia può essere oggetto di una pianificazione che valuti la necessità per la popolazione dal punto di vista sanitario, gli stessi principi sono applicabili agli esercizi di ottica visto che gli ottici forniscono servizi consistenti nella valutazione, nel mantenimento e nel ripristino dello stato di salute dei pazienti e rientrano nel settore della tutela della salute.

Ma è anche vero che la necessità di un accesso rapido ai prodotti ottici è minore rispetto a quella che si ha per i medicinali; per questo l’interesse alla prossimità degli esercizi di ottica non si impone con un’intensità equiparabile a quella che c’è per la distribuzione dei medicinali. Compete comunque agli Stati membri decidere il livello al quale intendono garantire la tutela della sanità pubblica ed il modo in cui questa tutela deve essere realizzata, cosicché il diritto dell’UE riconosce loro un margine discrezionale.

La Corte interviene su un caso “siciliano”: per garantire la razionale distribuzione dell’offerta dell’attività di ottico, la legge regionale siciliana assoggetta l’apertura di nuovi esercizi di ottica a previa autorizzazione amministrativa. Nel 2009 il Comune di Campobello di Mazara (Trapani) ha autorizzato la Fotottica ad aprire un esercizio di ottica nel proprio territorio, violando la legge regionale. Una società concorrente, la Ottica New Line, si è rivolta al giudice.

Nella sua sentenza la Corte constata che le condizioni poste dalla normativa regionale siciliana impediscono agli ottici di scegliere liberamente il luogo in cui eserciteranno la loro attività autonoma, ostacolando così l’esercizio, nel territorio italiano, dell’attività degli ottici di altri Stati membri, mediante un centro stabile di attività. In più, considerate le differenze tra le norme applicabili a seconda delle dimensioni dei comuni e in mancanza di delimitazione del rilevante potere discrezionale delle autorità comunali siciliane, la normativa rischia di portare ad un accesso diseguale allo stabilimento degli esercizi di ottica. E’ compito del giudice nazionale verificare, con l’ausilio dei dati statistici precisi o con altri mezzi, se tali autorità si avvalgano in modo adeguato, nel rispetto di criteri trasparenti e oggettivi, delle facoltà loro offerte al fine di conseguire, in modo coerente e sistematico, la tutela della salute in tutto il territorio considerato.

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