Attività stragiudiziale, Aneis: nessuna competenza esclusiva degli avvocati

Dopo oltre 70 anni di attesa per i 230mila avvocati italiani, è legge la riforma della professione forense. Dal 2 febbraio è entrata in vigore la legge 31 dicembre 2012 n. 247: la nuova disciplina presenta importanti novità immediatamente esecutive. Il praticantato passa da 24 mesi a 18 e viene retribuito. Inoltre, si potranno svolgere fino a due tirocini alle stesse condizioni di impegno. L’esame di Stato sarà più rigido e sparisce la possibilità di utilizzare nella redazione degli elaborati i testi commentati.

Altro step di valutazione sarà quello per ottenere il patrocinio per le magistrature superiori, come Cassazione o Consiglio di Stato. Scatta l’obbligo di sottoscrizione di una polizza assicurativa per il titolare dell’attività e per i suoi collaboratori; e sul versante delle specializzazioni serviranno due anni dall’idoneità per iscriversi all’Albo, dopo un periodo di formazione mirata nel settore prescelto.

In particolare, l’art.2 comma 5 e 6 della legge 247/2012, sottolinea come l’assistenza, la rappresentanza e la difesa nei giudizi davanti a tutti gli organi  giurisdizionali e nelle procedure arbitrali rituali sono da intendersi attività esclusive dell’avvocato, fatti salvi i casi espressamente previsti dalla legge. Inoltre si legge che  fuori dei casi in cui ricorrono competenze espressamente individuate relative a specifici settori del diritto e che sono previste dalla legge per gli esercenti altre professioni regolamentate, l’attività professionale di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale, ove connessa all’attività giurisdizionale, se svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato, è di competenza degli avvocati .

Sulla competenza esclusiva degli avvocati, Luigi Cipriano, Presidente Aneis, Associazione Nazionale Esperti di Infortunistica Stradale, non condivide l’impostazione generale sottolineando che “le parole  ove ‘connessa all’attività giurisdizionale’  portano ad escludere in modo certo che l’attività stragiudiziale sia per definizione sempre e necessariamente collegata a quella giudiziale; se così non fosse, ci sarebbe da chiedersi per quale ragione il legislatore abbia sentito l’esigenza di differenziare l’attività stragiudiziale connessa all’attività giudiziale da quella ad essa non connessa, riservando solo la prima alla professione forense”.

Secondo Cipriani “sono riservate all’avvocato le attività che, quando vengono poste in essere, sono connesse a quella giudiziale, nel senso che c’è già in corso una causa (strategie processuali, transazione in corso di causa, incontri con il legale di controparte, etc.), mentre sono libere quelle che vengono poste in essere senza che vi sia contestualmente un giudizio già incardinato”.

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