Terremoto L’Aquila, le critiche alla sentenza contro la Commissione Grandi Rischi

Si possono prevedere i terremoti? Parte della comunità scientifica non ha dubbi: no. In questo senso la sentenza di ieri del Tribunale de l’Aquila aggiunge un tassello alla discussione. La sentenza, infatti, ha condannato la Commissione Grandi Rischi, in carica nel 2009, perché avrebbe rassicurato gli aquilani circa l’improbabilità di una forte scossa sismica che invece si verificò alle 3.32 del 6 aprile. Sei anni di reclusione per i 7 membri della Commissione composta in parte da scienziati. La sentenza ha suscitato un ampio dibattito che si è esteso anche oltre oceano: gli scienziati americani hanno, infatti, auspicato un intervento di Napolitano contro ‘una decisione assurda e pericolosa’. Anche entro i nostri confini si utilizzano, più o meno, gli stessi aggettivi.  L’Ingv (l’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) ha espresso tutta la sua preoccupazione: “La sentenza di condanna di L’Aquila rischia, infatti, di compromettere il diritto/dovere degli scienziati di partecipare al dialogo pubblico tramite la comunicazione dei risultati delle proprie ricerche al di fuori delle sedi scientifiche, nel timore di subire una condanna penale. Quale scienziato vorrà esprimere la propria opinione sapendo di poter finire in carcere?”.

Una sentenza strana che punisce i più esposti, lascia impuniti troppi e non tutela il diritto civico alla sicurezza del territorio”, è, invece, il commento di Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva, che aggiunge “Abbiamo rinunciato a partecipare a questo processo come parte civile perchè erano troppe le perplessità ed oggi vediamo confermati i nostri dubbi. La comunicazione che seguì la seduta della Commissione grandi rischi del 31 marzo fu probabilmente poco chiara ma la condanna, in questo senso, può essere per negligenza, non certo per omicidio colposo”.

In effetti la sentenza di condanna dimentica che non è il terremoto in sé ad uccidere ma le strutture che, in un Paese ad alto rischio sismico come il nostro, devono rispettare i requisiti anti-sismici. Prendiamo ad esempio il Giappone, scosse di entità maggiore non provocano le stesse morti. “Che fine fanno, con una sentenza del genere, le responsabilità politiche degli amministratori locali (non solo all’Aquila) che per anni hanno consentito la costruzione di nuovi edifici in totale dispregio della normativa antisismica, di chi non ha preso sul serio le segnalazioni dei cittadini sullo stato di certi edifici come la Casa dello Studente, di chi non ha investito in prevenzione (non c’erano né aree di raccolta né di attesa attrezzate a L’Aquila, né tantomeno comunicazione), di chi ha consentito abusi edilizi (vedi Ospedale de L’Aquila)?” continua Gaudioso.

L’Aduc, infine, ricorda che l’art. 658 del Codice penale punisce il procurato allarme, un reato per il quale nel 1985 è finito sotto inchiesta l’ex ministro della Protezione Civile, Giuseppe Zamberletti, che sulla base delle dichiarazioni dell’Istituto Nazionale di Geofisica che prevedeva una «scossa pericolosa,  ordino’ lo stato d’allerta per dieci Comuni della Garfagnana (Toscana): scuole chiuse per due giorni, case vecchie o in cattivo stato evacuate. Centomila persone abbandonarono le proprie abitazioni, ma il terremoto non arrivo’ e l’ex ministro Zamberletti fini’ sotto inchiesta per procurato allarme.

Lo scienziato si trova, dunque, tra l’incudine e il martello. Difficile posizione. “Vogliamo ricordare che negli ultimi 44 anni i terremoti sono costati 162 miliardi, oltre alle vite umane, al dolore e alla disperazione dei sopravvissuti. Servono 40 miliardi per mettere in sicurezza l’Italia, ad iniziare dalla Calabria che ha la piu’ alta probabilita’ di evento sismico” conclude l’Aduc.

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