Tariffe rifiuti, Feder: occorre puntare di più sull’economia circolare

La gestione dei rifiuti in Italia riguarda un settore la cui produzione annua è di 29,6 milioni di tonnellate di spazzatura, con un calo del -8,7% nel quadriennio 2010-2014. La somma di 10,3 miliardi di euro è quanto pagano complessivamente in un anno le utenze domestiche e non domestiche degli 8.000 comuni italiani. Un importo rilevante dove si registrano realtà efficienti  ed altamente produttive, con servizi di qualità ad altre poco efficienti e troppo dispendiose con livelli di impatto ambientale pesante e raccolta differenziata a valori troppo bassi. Questo quadro a luci ed ombre si ripresenta anche sul versante dell’impatto sui bilanci delle famiglie.

I dati e le analisi sulla gestione del comparto “rifiuti” in Italia sono stati delineati da Federconsumatori nel suo 10° Report nazionale su “Servizi e Tariffe dei Rifiuti”, in cui sono stati presi in esame gli importi della TARI 2016 in 109 Comuni capoluogo di provincia.

La spesa media annua della tassa dei rifiuti per l’anno 2016 della famiglia tipo composta di 3 persone in un appartamento di 100 mq”, si legge nel rapporto “è stata di 296 euro annui, stesso importo del 2015, a fronte di una deflazione su base annua del -0,1 % a luglio 2016 (dato Istat). Se confrontiamo la spesa annua media nel periodo 2010-2016 riferita ad un campione di 105 città l’aumento è stato del 23% a fronte di una inflazione ISTAT nel medesimo periodo del 7,4%; se lo confrontiamo con il periodo 2013-2016, caratterizzato da una situazione di deflazione, l’aumento è stato del 4,2% a fronte di una inflazione nel medesimo periodo del 0,2%. È evidente come nel primo caso l’aumento del tributo nel periodo 2010-2016 sia triplicato, se invece lo guardiamo nel periodo 2013-2016 l’aumento è stato di 20 volte in più rispetto l’inflazione del periodo”.

Sono in buona parte questi gli effetti della riduzione di risorse trasferite ai comuni nelle diverse leggi finanziarie o di stabilità in questa fase lunga di recessione che ha determinato un calo di trasferimenti dal centro alla periferia in particolare sugli investimenti nel settore rifiuti del 24% negli ultimi 8 anni, scaricandone i costi sui bilanci delle famiglie e delle imprese.

L’obbiettivo del pacchetto dell’Unione Europea di dare vita ad una economia circolare che trasformi tutti i rifiuti in risorsa è una necessità per l’Italia, per la sostenibilità ambientale e per il futuro delle nuove generazioni. “Appare evidente che serve una regia di governance nazionale in stretta collaborazione con le regioni per ridurre il divario tra Nord e Sud e ri-orientare il modello di sviluppo al fine di produrre e consumare meno rifiuti e prevedere una pianificazione partecipata e condivisa con i cittadini”.

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