Via col vento. Cnel: energia eolica a rischio di infiltrazioni criminali

Dove c’è possibilità di guadagno lei c’è. Il business di maggiore successo, nonostante la crisi. La classe “imprenditoriale” più attenta a cogliere ogni prospettiva di sviluppo. Non stiamo parlando di una nuova multinazionale, né di una nascente tigre della finanza moderna ma probabilmente della più antica organizzazione criminale esistente: la mafia, declinata in tutte le sue forme.Le capacità di penetrazione nei diversi settori dell’economia nel tentativo di trovare strade alternative per l’attività di riciclaggio di denaro sporco sono note a tutti e, naturalmente, non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di trarre profitto anche da un settore che promette grandi prospettive di investimento e guadagno come la green-economy.

Le tecnologie rinnovabili per la produzione energetica rappresentano oggi uno dei campi di maggiore interesse per gli investimenti. In questo contesto, l’eolico rappresenta un panorama in continua espansione. La preoccupazione che questo settore possa, in un futuro piuttosto a breve termine, diventare terreno di attività criminali è stata una delle motivazioni che ha spinto i ricercatori dell’Osservatorio socio-economico sulla criminalità del Cnel (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro) a condurre uno studio specifico e verificare, allo stato attuale, quali possono essere le falle che consentirebbero alle organizzazioni mafiose di insinuarsi nel sistema di produzione dell’eolico.

Il quadro dell’analisi, presentata questa mattina nel corso di una tavola rotonda con esperti del settore, testimonia che l’Italia è il sesto paese al mondo per la produzione di energia proveniente dal vento ed è anche uno dei principali investitori di risorse nell’ambito delle energie rinnovabili, dopo Cina Usa e Germania. Su 211 miliardi di dollari investiti a livello mondiale, nel 2010 l’Italia ha rappresentato il 7% del totale, per un ammontare complessivo di 14 miliardi di dollari. Il settore eolico in Italia coinvolge complessivamente 374 comuni per una produzione totale di 9 TWh. Gli impianti sono concentrati prevalentemente nelle regioni meridionali, in particolare in Sicilia, Puglia e Campania.

Pur non essendoci una stretta relazione tra Meridione, criminalità organizzata e produzione eolica è necessario riflettere sul possibile rischio alla luce del controllo sul territorio che diverse organizzazioni criminali hanno per quanto riguarda altri settori come lavori edili, gestione dei rifiuti e attività commerciali. I rischi possono scaturire da diversi fattori: concentrazione degli impianti su superfici ridotte, elevato costo realizzativo ed elevato valore aggiunto, scarsa esperienza degli uffici tecnici chiamati a rilasciare i permessi per l’approvazione dei progetti.

Anche il Senatore Giuseppe Pisanu, in una seduta della Commissione Parlamentare di inchiesta sulla mafia del 2011 si era detto preoccupato in quanto “l’assoluta novità e vantaggiosità del settore, i cospicui finanziamenti pubblici e la necessità per le imprese produttrici di relazionarsi con le amministrazioni locali per ottenere i permessi e le concessioni, sono fattori su cui la mafia può intervenire con diverse modalità”. I risultati dell’attività di indagine condotta negli ultimi anni dimostrano che più che un rischio, l’infiltrazione criminale del settore sta per trasformarsi in una scomoda realtà.

Nel periodo tra il 2007 e aprile dello scorso anno sono state condotte 17 inchieste relative ai parchi eolici che hanno visto impegnate 14 Procure che hanno emesso 126 ordinanze di custodia cautelare. L’obiettivo è dunque quello di prevenire il più possibile l’illegalità. In che modo? Le istituzioni svolgono già importante lavoro sia attraverso le forze di polizia sia attraverso atti legislativi.

L’Osservatorio del Cnel ha lanciato sul tavolo della discussione pubblica alcune proposte di intervento che potrebbero, se attuate rapidamente, arginare il fenomeno. Innanzitutto si dovrebbe procedere a potenziare i controlli patrimoniali fino ad arrivare alla completa tracciabilità delle risorse. Inoltre occorre procedere ad un rafforzamento del collegamento delle forze di polizia integrando informazioni e banche dati. Infine, è necessario, spiegano gli esperti, concentrarsi sulla lotta alla corruzione amministrativa e sulla semplificazione burocratica. Tempi troppo lunghi per il rilascio di una concessione e personale amministrativo poco informato e preparato sull’argomento rappresentano le maglie larghe attraverso cui le organizzazioni criminali riescono ad allungarsi agevolmente. Le proposte emerse sono ora messe al vaglio delle istituzioni che, si spera, opereranno al più presto per realizzarle almeno in parte.

 

di Elena Leoparco

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