Abi: dare “credito al credito” per affrontare la crisi

In tempi di crisi finanziaria e dei consumi reali, le banche sono state più volte additate come il “mostro” a cui attribuire la causa di ogni male. Ma è davvero così? Si è parlato di credito al consumo e mutui questa mattina, nel corso del primo degli incontri della settimana organizzata da Abi e Assofin (Associazione del credito al consumo e immobiliare) per fare il punto sull’argomento.

La serie degli interventi che si sono succeduti ha evidenziato la forte contrazione della domanda di credito da parte delle famiglie italiane, sempre meno disposte ad indebitarsi con le banche. Dopo il quinto anno di riduzione del reddito reale (sceso dal 2008 al 2011 di 5 punti percentuali) le famiglie hanno progressivamente ridimensionato o rinviato l’acquisto di abitazioni e beni durevoli. “Stando ai dati”, dice infatti Chiaffredo Salomone, Presidente di Assofin, “oltre il 60% degli italiani ha scelto di comportarsi in questo modo”. Per far fronte a questa contrazione della domanda, gli istituti di credito tendono sempre più spesso ad attuare una selezione accurata della clientela al fine di ridurre la rischiosità dei prestiti. “Il ruolo del credito dovrebbe essere quello di sostenere i consumi e permettere all’economia di espandersi, ma in questo nuovo contesto occorre rivedere l’intero sistema”, continua Salomone.

Quello che sta accadendo nel mercato dei mutui e dei prestiti ha delle proporzioni considerevoli: si tratta di una riduzione del 57% delle erogazioni nei primi 9 mesi del 2012 per quanto riguarda le somme per l’acquisto o la ristrutturazione di un’abitazione e ulteriori 5 punti percentuali in meno per quanto riguarda la domanda di prestiti.

“Non si può più cinicamente pensare che la crisi economica porti influenze positive sui crediti erogati dalle banche e dagli intermediari finanziari, perché, al contrario, risulta evidente che la contrazione del reddito reale dei consumatori ha portato questi ultimi ad assumere un atteggiamento più che prudenziale, evitando completamente il ricorso al credito bancario per timore di restare drammaticamente indebitati”, sottolinea Umberto Filotto, segretario generale di Assofin.

Lo confermano anche i dati forniti dalla Banca Centrale: tra il 2007 e il 2010 la quota delle famiglie indebitate con le banche scendeva dal 24 al 21% e, per quanto attiene al 2012, da gennaio a settembre sono stati erogati mutui per poco più di 21 miliardi di euro. “Tuttavia, occorre prestare attenzione anche al fatto che le condizioni delle famiglie italiane sono rimaste nel complesso stabili nonostante le condizioni generali, proprio perché hanno ridotto al minimo il loro indebitamento e hanno investito i loro risparmi in attività a basso rischio”, dice Salvatore Rossi, Vice direttore generale della Banca d’Italia. Questo ha sicuramente permesso di salvaguardare la stabilità finanziaria del nostro Paese.

Il credito però gioca un ruolo fondamentale nel processo di crescita economica poiché ne migliora l’efficienza, agevola la mobilità sociale, consente alle giovani generazioni di superare i vincoli di liquidità. Portare le famiglie a fidarsi nuovamente del credito è fondamentale per la ripresa economica. Il sistema finanziario deve quindi intervenire al più presto con uno sforzo comune che vada nella direzione di una maggiore trasparenza della comunicazione con il cliente, della tutela delle famiglie, di un business più competitivo che si avvalga di procedure più snelle di erogazione del credito.

di Elena Leoparco

Un commento a “Abi: dare “credito al credito” per affrontare la crisi”

  1. marco ha detto:

    Con Le Banche posso dare la mia esperienza diretta di imprenditore . Rate di prestiti ritardate perche’ la banca non concede piu’ il fido e prima in presenza di loro rate addebitavano comunque le rate con le maggiorazioni del caso .
    ora non lo fanno piu’ le rate hanno ritardato mi hanno abbassato il rating ,tradotto non mi fanno prestiti nemmeno se mi ammazzo questo tutto creato dalle banche , quindi scusate che penso che stiate dicendo un pacco di cazzate