ConsumerLab, Adusbef abbandona il tavolo Consumatori-MPS

Il rapporto tra banche e Associazioni dei consumatori è molto complesso poiché si basa su un equilibrio delicato tra gli interessi delle due parti: una collaborazione che ha motivo di esistere se c’è fiducia reciproca. Ma a volte questa viene meno, come dimostra la notizia dell’ultimo divorzio: l’Adusbef ha deciso di uscire dal tavolo Consumatori-Monte Paschi Siena per “manifesta incompatibilità” con il nuovo Presidente della banca: Alessandro Profumo. 

I motivi del dissidio sono diversi, ma alla base di tutto c’è la preoccupazione per il ritorno della bolla dei derivati, richiamato già dalla stampa come “il ritorno degli zombie”.  C’è poi un motivo che riguarda direttamente l’Associazione: nel 2008 Adusbef denunciò la bolla dei derivati dei derivati di Unicredit, di cui Profumo allroa era AD, alle Procure della Repubblica  e  la Consob comminò una sanzione di 100.000 euro al presidente dell’Associazione Elio Lannutti. Sanzione che successivamente venne annullata dalle Corti di Appello di Perugia e di Roma.

 “Sarà pure come dice Profumo, che cacciare i banchieri per risolvere la crisi non serve, ma per noi certamente aiuta – dichiarano Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, Presidenti di Adusbef e Federconsumatori – Infatti è necessario giungere nel nostro paese ad una gestione degli Istituti Bancari in maniera completamente diversa da come è stato fatto sinora”. I Presidenti denunciano il fatto che i costi bancari in Italia sono tra i più elevati del mondo (una media di 295 euro contro quella europea di 114 euro), che i mutui erogati dalle banche italiane contengono spread di 3-4 punti percentuali e che vengono utilizzati strumenti finanziari assolutamente speculativi che intossicano l’economia reale anziché agevolarla.

“Ma soprattutto non vogliamo che oltre a comportamenti poco chiari e trasparenti nel rapporto con la clientela, in questa fase di grave crisi utilizzino i 270 miliardi di euro che la BCE ha loro consegnato, in investimenti speculativi su titoli ed obbligazioni finanziarie, anziché in investimenti produttivi e in bisogni delle famiglie. Ecco – concludono Lannutti e Trefiletti – perché il sentimento nei loro confronti e nell’intero sistema bancario è caratterizzato da una profonda diffidenza. E sino a quando non ci saranno segnali di una forte inversione di tendenza, dovuta anche una assoluta e colpevole mancanza di controlli e di interventi della Banca di Italia, tale sentimento non cambierà producendo guasti non solo nel rapporto tra sistema finanziario e clientela ma anche trascinamenti negativi sull’intero sistema economico”.

 

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