Conti deposito, Aduc: Che Banca! dà informazioni scorrette su modifiche unilaterali

Nei giorni scorsi Che Banca! ha inviato una comunicazione a tutti i clienti informandoli di una modifica unilaterale del contratto relativo al conto di deposito: dal 10 ottobre 2012 il bollo sul conto corrente sarà a carico dei clienti (non più della banca) che dovranno pagare il bollo per tutto il 2012, quindi anche per il periodo nel quale il contratto prevedeva che a pagare fosse Che Banca! A comunicare la notizia è l’Aduc che mette, però, alcuni puntini sulle i.

L’Associazione precisa, infatti, che la modifica è legittima poiché giustificata dal cambiamento delle norme relativa al bollo sui conti di deposito, ma quello che non va sono le informazioni che la banca fornisce ai clienti che desiderano avvalersi della facoltà di recesso, prevista dall’art. 118 del Testo Unico Bancario (D.lgs 385/93). Attraverso il call center, infatti, Che Banca! fa sapere che se il cliente recede dai conti di deposito vincolati, a causa della modifica unilaterale del contratto, non si vedrà applicato il tasso contrattualmente previsto, ma quello di svincolo (che è enormemente più basso).

Secondo l’Aduc “questo comportamento è contrario allo spirito ed alla lettera della legge, poiché l’art. 118 del Testo Unico Bancario dice molto chiaramente che: “La modifica si intende approvata ove il cliente non receda, senza spese, dal contratto entro la data prevista per la sua applicazione. In tal caso, in sede di liquidazione del rapporto, il cliente ha diritto all’applicazione delle condizioni precedentemente praticate.”

“E’ del tutto evidente – scrive l’Aduc – che per un cliente che aveva un conto di deposito vincolato, il tasso riferito alle condizioni precedentemente praticate è quello del vincolo, non certo quello dello svincolo. Il cliente, infatti, non recede in forza dell’articolo del contratto che prevede lo svincolo, bensì in forza dell’art. 118 del TUB appena citato”.

L’opinione dell’Aduc è che, nella pratica, Che Banca! applicherà la legge, riconoscendo ai clienti il tasso concordato per il vincolo, ma per scoraggiarli a recedere sta facendo la furba e fornisce informazioni scorrette attraverso il call center.

 

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