Credito al consumo, che fine ha fatto il provvedimento annunciato dal Governo?

Che fine hanno fatto le modifiche alla disciplina del contratto di credito ai consumatori? Sembra un curioso giallo quello che riguarda i provvedimenti discussi oggi dal Consiglio dei Ministri. Alle 13 circa, nella prima versione del comunicato ufficiale del Governo, si parlava dell’approvazione di uno schema di decreto con modifiche alla disciplina del contratto di credito ai consumatori, ad integrazione del Testo unico bancario.

Le modifiche riguardavano la trasparenza dei contratti bancari, la definizione del perimetro di gruppo finanziario, i requisiti richiesti per accedere all’iscrizione nell’elenco degli operatori del microcredito, l’allineamento della normativa antiriciclaggio, l’attribuzione alla Banca d’Italia della tenuta dell’albo del microcredito, l’estensione dell’applicabilità della soglia del tasso usurario anche agli istituti di moneta elettronica e agli istituti di pagamento, ad eccezione dei soggetti che erogano microcredito.

Tutte cose abbastanza importanti, infatti sono state riprese da diverse agenzie di stampa. Ma, nel momento in cui scriviamo, tutto questo è scomparso dal comunicato del Governo. Ci chiediamo, che fine hanno fatto queste modifiche?

Anche perché qualche giorno fa, il 25 maggio, Bankitalia ha emanato una comunicazione indirizzata a banche e intermediari finanziari, invitandoli ad una maggiore trasparenza nei contratti di credito al consumo. L’Istituto di Via Nazionale ha ricordato gli esiti dell’indagine avviata nel 2001 dalla Commissione Europea su 562 siti web di banche, intermediari finanziari e intermediari del credito. Nel 70% dei casi (393 siti) sono state riscontrate carenze nel contenuto degli annunci pubblicitari online e sono emerse alcune criticità anche sulla documentazione precontrattuale. Bankitalia ha citato anche le segnalazioni fatte dalle Associazioni dei consumatori, ed ha voluto richiamare l’attenzione di tutti gli intermediari anche su ulteriori profili di problematicità che comprendono la gestione dei rapporti di credito, inclusa l’eventuale fase “patologica” di tali finanziamenti.

 

 

 

 

 

 

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