Educazione finanziaria, Andrea Beltratti: “Ecco la nuova Fondazione Abi”

Spread, rating, bond e chi più ne ha più ne metta. Parole che ormai sono entrate nel vocabolario quotidiano attraverso i media e che sono diventati il simbolo di una situazione di crisi economica planetaria. Ma siamo sicuri che tutti siano davvero in grado di dare una definizione, almeno sommaria di questi termini? In Italia, ad esempio, 10 milioni di persone avrebbero bisogno di una infarinatura sui concetti principali dell’economia. La conoscenza di ciò che succede nei mercati sembra essere diventata necessaria per comprendere il modo in cui gestire i propri risparmi e preservali dal mutevole andamento dell’economia. In tutti i Paesi del mondo, ed in modo particolare in Europa, emerge la necessità di dare ai cittadini informazioni e strumenti per gestire nella quotidianità il proprio impiego del denaro.

Non mancano moniti e richiami di vario tipo da parte della comunità internazionale. Ma il nostro Paese è solo al 44esimo posto per la diffusione di progetti di educazione finanziaria. Siamo in ritardo? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Beltratti, neo Presidente della Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio, inaugurata da Abi la scorsa settimana.

“La mia opinione è che ci sia un bisogno diffuso a livello internazionale di iniziative di educazione finanziaria, al di là delle classifiche per le quali personalmente ho sempre avuto poca fiducia dal momento che tendono a misurare attraverso degli indicatori numerici un fenomeno che è soprattutto qualitativo. Nel nostro piccolo, quello che cerchiamo di fare con la Fondazione va proprio in questa direzione. Secondo l’Ocse l’educazione finanziaria è una componente essenziale per la stabilità dei mercati finanziari e lo è ancor di più in un contesto precario come quello dell’attuale congiuntura economica?

“Naturalmente. Da una parte la crisi fa si che le risorse disponibili siano meno abbondanti di quello che sarebbero nei periodi con situazioni migliori dal punto di vista economico, e dall’altro acuisce nei risparmiatori e nei consumatori la consapevolezza dell’opportunità di avere più concetti che permettano di capire meglio cosa succede a livello di finanza economica. Per esempio durante la crisi credo che si sia ampliata la consapevolezza che l’economia è una cosa complessa e che quindi conoscendone meglio alcuni fondamenti si può capire meglio quello che succede intorno a noi”. Di progetti di educazione finanziaria in realtà ce ne sono in campo moltissimi, sia a livello pubblico che privato ma la Fondazione “potrà continuare ad avvalersi della rete di contatti che ha sviluppato nel tempo Patti Chiari che è stato molto capillare sul territorio ed è riuscito a coinvolgere scuole medie e superiori in tutta Italia. Abbiamo raggiunto già migliaia di scuole, decine di migliaia di studenti. Partire da qua sarà certamente un enorme vantaggio che speriamo di consolidare. In più, ci rendiamo disponibili a collaborare con tutti gli altri perché riteniamo che sia necessario mettere in comune le risorse per avere una massa critica che al momento manca alla maggior parte delle iniziative. Ci auguriamo di rivestire un ruolo che sia anche propulsivo nei confronti delle altre iniziative”.

Una funzione di “rete”, quindi? “Certo. Credo che questa sia una situazione in cui non bisogna fare distinzioni, bisogna prendere il meglio da tutti. Le iniziative sono spesso complementari quindi va bene scambiare informazioni per renderle più produttive”.

C’è spazio anche per le Associazioni dei consumatori, naturalmente. “Già in Patti Chiari le Associazioni hanno collaborato all’organizzazione complessiva del progetto e quindi ci sono stati numerosi contatti con loro e numerose iniziative sono realizzate sul territorio. Auspichiamo di avere le Associazioni dei consumatori dentro un organismo di consultazione anche nella nuova Fondazione, in modo da poter continuare a lavorare con loro con altre iniziative e sviluppare insieme dei contenuti. A proposito dei contenuti, “l’elemento fondamentale è che siano semplici affinchè tutti possano capirli, sia gli studenti, a cui sono rivolti i progetti nelle scuole, sia agli adulti che partecipano agli eventi sul territorio”. Tra i canali utilizzati per la distribuzione dei materiali sarà naturalmente privilegiata la Rete. “L’importante però è ricordare che, soprattutto in Italia, non basta mettere i materiali su Internet. Se così fosse sarebbero tutti già esperti. Quindi si tratta piuttosto di mettere dei buoni contenuti e di diffonderli in modo da far sapere alla gente che possono usufruirne e questo lo si può fare solo con degli incontri diretti sul territorio”.

Di Elena Leoparco

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