Class action vs Banca Intesa, Altroconsumo: vittoria amara

Le commissioni applicate sui conti in rosso da Banca Intesa, quali “commissione per scoperto di conto”, erano illegali e vanno restituite ai correntisti. Questa la buona notizia scaturita dalla class action intentata da Altroconsumo nei confronti dell’istituto bancario. La cattiva, però, è che solo 6 consumatori – sui 104 che avevano aderito all’azione – hanno ottenuto il rimborso.

Spiega l’associazione: “La commissione di massimo scoperto è stata vietata per legge nel 2009, ma molte banche, inclusa Banca Intesa, l’hanno reintrodotta anche sui conti senza fido, chiamandola in altro modo: commissione per scoperto di conto. Il Tribunale di Torino ha confermato che questa clausola è nulla e che nessuna commissione poteva essere richiesta ai consumatori in questi casi. La commissione illegittimamente addebitata deve essere restituita ai correntisti”. Si tratta però di una “vittoria amara”, prosegue Altroconsumo, perché dei 104 cittadini che avevano aderito all’azione solo sei hanno ottenuto il rimborso. Perché?

“La loro adesione nella maggior parte dei casi non è stata ritenuta valida dal tribunale per un cavillo: la firma non era stata autenticata da un notaio, formalità neppure prevista dalla legge. Autenticare la firma costa di più dell’importo in gioco – spiega l’associazione – La class action italiana è limitata dal fatto che i consumatori devono esplicitamente aderire all’azione (opt-in), invece di essere automaticamente tutelati (come avviene in USA e in alcuni paesi europei), salvo che non dichiarino di voler rimanere estranei alla causa (opt-out). Per tale ragione alla class action contro Banca Intesa avevano aderito solo 104 consumatori sulle decine di migliaia potenzialmente interessati. Ora il Tribunale impone ulteriori oneri burocratici, non previsti dalla legge, a chi vuole aderire. In questo modo la class action viene affossata, non ha futuro. Le imprese che commettono scorrettezze nei confronti di migliaia di consumatori restano impunite e i consumatori danneggiati con un pugno di mosche in mano”.

L’associazione invita comunque tutti i consumatori  interessati, che si sono visti addebitare la commissione di scoperto conto, a presentare richiesta di rimborso con un reclamo scritto. Se la risposta non soddisfa o non arriva entro 30 giorni, si può presentare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario. In ogni caso, “Altroconsumo si batterà in ogni modo per ribaltare questa interpretazione restrittiva del 140 bis Codice del Consumo che impedisce una efficace operatività delle class action”.

2 Commenti a “Class action vs Banca Intesa, Altroconsumo: vittoria amara”

  1. Costante scrive:

    A questo punto serve A) una sentenza favorevole B) una legge ad hoc sull’automatismo del diritto al rimborso per tutti i danneggiati, non solo per chi aderisce alla class action, secondo il principio costituzionale che tutti i cittadini devono avere uguali diritti.
    Se ne facciano carico le rappresentanze dei consumatori , ché questo è il loro vero mestiere

  2. alessandro gaboardi scrive:

    E’ assurdo che un giudice chiede la notifica della firma da parte di un notaio. Le legge sull’autocertificazione prevede anche questi casi.