Confindustria: crisi finita, ripresa lenta. AACC non condividono ottimismo

Recessione finita, lenta ripresa per l’Italia, occupazione ancora in calo ma la domanda di lavoro tornerà a crescere nella primavera del 2014. Queste le previsioni del Centro studi di Confindustria, secondo cui il terzo trimestre 2013 segna l’interruzione della caduta del Pil che tornerà a crescere nel quarto trimestre (+0,3%). Dunque l’economia italiana è arrivata “al punto di svolta”, anche se la ripresa sarà “lenta”. La pressione fiscale effettiva però tocca il 53,5%. Scettiche le Associazioni dei consumatori.

I dati sull’Italia sono ancora negativi, ma vanno migliorando: la contrazione del Pil nel 2013 dovrebbe fermarsi a -1,6% (contro il -1,9% delle previsioni Confindustria di giugno) e nel 2014 la crescita dovrebbe essere dello 0,7% (invece che dello 0,5%). Certo sulla strada della ripresa ci sono sempre i rischi legati all’instabilità politica, nazionale ed internazionale. Il lavoro, purtroppo resta ancora indietro: l’occupazione cala anche nel quarto trimestre, toccando “un nuovo punto di minimo” dall’inizio della crisi, con un milione e 805 mila posti di lavoro (indicati come Ula, Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno) in meno rispetto a fine 2007 (-7,2%). La domanda di lavoro ritornerà a crescere “da primavera 2014”. Nel 2013 la pressione fiscale raggiungerà il valore record del 44,5% del Pil (dal 44% del 2012) e rimarrà molto alta nel 2014 (si attesterà al 44,2%). Ma la pressione effettiva, escluso il sommerso, toccherà il 53,5% quest’anno e il 53,2% nel 2014.

Molto scettiche le Associazioni dei consumatori.

“Non condividiamo affatto l’ottimismo di Confindustria, che oggi annuncia che l’economia italiana è arrivata al punto di svolta – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – La recessione purtroppo non è ancora terminata, lo dimostrano le stime al ribasso sul Pil diffuse ieri dall’Istat, nonché la lunga lista di indicatori negativi che caratterizzano l’andamento economico del nostro Paese, dalla contrazione dei consumi (-59 miliardi di euro nel biennio 2012-2013) all’aumento della disoccupazione. Una situazione allarmante, ulteriormente aggravata dall’instabilità politica e dal clima di incertezza in cui vivono le famiglie”.

“Sulla ripresa economica pesano come un macigno il nodo dell’IVA e la grave crisi occupazionale – aggiungono i due Presidenti – L’incremento dell’Imposta sul Valore Aggiunto, come denunciamo da tempo, avrà conseguenze devastanti per l’economia e per le famiglie, che dovranno far fronte ad un aggravio di +207 euro annui. Fino a quando il Governo non agirà con determinazione e responsabilità eliminando categoricamente tale aumento, famiglie ed imprese rimarranno con il fiato sospeso, impossibilitate a programmare, rispettivamente, i propri consumi ed i propri investimenti”. E non c’è solo l’IVA: per far ripartire l’economia è necessario un serio piano per la crescita ed il rilancio occupazionale. Il tasso di disoccupazione nel nostro Paese, a luglio, si attesta al 12%, quella giovanile ha superato la soglia del 39,5%. “Un andamento preoccupante, al quale il Governo deve dare risposte immediate”.

Per il Codacons sarebbe una bella cosa poter credere a queste ottimistiche previsioni, ma i dati reali, quelli pubblicati ieri dall’Istat, gli unici che contano veramente, ci dicono per ora che nel secondo trimestre il Pil  è diminuito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e del 2,1% nei confronti del secondo trimestre 2012. Per ritornare dai dati reali alle stime, si tratta di un netto peggioramento rispetto alla precedente stima Istat di un -0,2% su base congiunturale e di un –2% su base tendenziale. La spesa delle famiglie residenti nel secondo trimestre 2013 ha registrato un calo, in termini tendenziali, del 3,3%, un dato decisamente superiore al 2,8% di fine anno stimato da Confindustria.

Secondo l’Associazione dei consumatori “l’ottimismo di Confindustria confligge con 3 considerazioni: la prima è che questa stima non tiene conto degli effetti nefasti sui consumi legati all’aumento dell’Iva che non è ancora scongiurato; la seconda è che anche se fosse vera la tesi di Confindustria per tornare ai livelli del Pil pre-crisi bisognerebbe attendere il 2019, magra consolazione, dunque, il +0,3%  del quarto trimestre; la terza è che l’Italia resterebbe comunque la Cenerentola d’Europa, dato che nell’Eurozona il Pil è già salito nel secondo trimestre di quest’anno dello 0,3% e, quindi, il nostro Paese continua a perdere competitività rispetto agli altri.

“Siamo convinti – dichiara Pietro Giordano, Presidente nazionale Adiconsum – che gli effetti della recessione si protrarranno nel tempo se non si interverrà subito con soluzioni “shock” e se si continuerà con la logica dei guelfi e ghibellini tra i partiti. L’Italia ha bisogno di Governi stabili, soprattutto in questo momento per agganciare la ripresa economica all’occupazione. Solo così si creerà nuovo reddito per le famiglie e quindi si rilanceranno i consumi indispensabili alla ripresa della produzione dei beni e dei servizi”.

Un commento a “Confindustria: crisi finita, ripresa lenta. AACC non condividono ottimismo”

  1. Francesco ha detto:

    LA RECESSIONE NON E’ FINITA. Quanto dice il Centro studi di Confindustria serve soltanto a non creare ulteriormente panico fra la gente. Tutto ciò, secondo me, si protrarrà fino alla fine di questo decennio. Fino ad oggi non si è sentito dire che i posti di lavoro siano aumentati, anzi l’anno prossimo saranno “mandati a casa” 100.000 dipendenti pubblici. Gli aumenti di tutti i generi di consumo ed altro si susseguono incessantemente, ultimo l’aumento dell’iva. Sono trascorsi 7 mesi con questo governo e di nuove proposte di lavoro per i giovani laureati e non non c’è stato neanche un bisbiglio. I nostri governanti stanno invece pensando come salvare Silvio Berlusconi e non come salvare l’ITALIA che ormai sta nel baratro più profondo. Distinti saluti.