Corte dei Conti, lotta all’evasione per conciliare rigore, equità e crescita

La spending review sarà fondamentale per il futuro dell’Italia, non tanto per reperire risorse concrete (su questo è inutile illudersi troppo), ma quanto per ridisegnare la spesa pubblica nel suo complesso. “La corretta allocazione delle risorse pubbliche è fondamentale – ha detto il Presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino, in occasione della presentazione del Rapporto 2012 sul Coordinamento della Finanza pubblica tenutasi oggi presso la Camera dei Deputati. Secondo la Corte dei Conti l’adeguamento dell’Italia al benchmark europeo è essenziale per aprire prospettive di crescita, ma non sarà un percorso facile: bisogna puntare sulla lotta all’evasione fiscale per riequilibrare il sistema di prelievo e conciliare rigore, equità e crescita.

E ancora non basta, poiché c’è comunque bisogno di ridurre “la spesa primaria” attraverso la reingegnerizzazione dei processi amministrativi, il ridisegno organizzativo delle amministrazioni pubbliche e l’innovazione dei servizi amministrativi. A questo dovrà pensare la spending review, anche perché tutto il 2011 ha riflettuto la difficoltà in cui incorre la gestione della finanza pubblica quando non c’è crescita.

Il 2011 è stato l’anno in cui sono esplose le contraddizioni che accompagnano l’attuazione della politica di bilancio: da una parte il contenimento delle spese e dall’altra una dinamica di crescita asfittica. In pratica se non c’è crescita le misure di contenimento della spesa rischiano di risultare vane. Come è risultata vana la riduzione della spesa sanitaria, ad esempio: per la prima volta, nel 2011, la spesa sanitaria ha ridotto lievemente la sua incidenza in termini di Pil e si sono ridotte le perdite del sistema, soprattutto grazie al calo dei costi registrato in alcune Regioni in piano di rientro. Ma tutto questo continua ad essere accompagnato da fenomeni di corruzione che vanificano i progressi. Se non si elimina la corruzione, la sanità sarà sempre oggetto di tagli della spesa. Infine, bisogna affinare un sistema di garanzie tra i livelli di governo, affinché questo strumento sia l’asse portante per il futuro.

Io mi auguro che sia possibile ridurre la pressione fiscale nel nostro Paese” ha detto il Ministro dei rapporti con il Parlamento Piero Giarda, ricordando che quest’anno c’è stato un aumento di 10 milioni di euro di tasse, alcune delle quali scatteranno in autunno. Il Ministro è, però, abbastanza pessimista, poiché “le condizioni nella quali stiamo vivendo” presentano “difficoltà maggiori di quelle ipotizzate”. Giarda ha fatto riferimento alle “ultime calamità naturali che rendono il quadro ancora più complicato”.

Con la spending review dobbiamo capire se siamo in grado di ridisegnare il ruolo dell’intervento pubblico nel nostro Paese per il futuro”. Il Ministro ha ripercorso i sei decenni dell’Italia dal dopoguerra, prendendo in considerazione il rapporto tra la crescita del Pil e la crescita della spesa pubblica: negli anni ’50 il Pil cresceva del 5,6% e la spesa pubblica di oltre l’8%. “Questo eccesso di spesa rispetto alla crescita ha avuto una dinamica altalenante”: è sceso negli anni ’70 e risalito negli anni ’80. Poi c’è stato il decennio molto particolare degli anni ’90 in cui la spesa pubblica è cresciuta meno del Pil: 0,7% contro 1,6%. Ma nel primo decennio degli anni 2000 la spesa torna a crescere. “Dunque soltanto in uno dei sei decenni si è realizzato l’obiettivo di una spesa pubblica inferiore alla crescita del Pil” ha detto Giarda sottolineando il fatto che le decisioni sulla spesa pubblica sono decisioni politiche e, spesso, sono state assunte nel passato.

Infine, Giarda ha parlato di federalismo fiscale: negli ultimi 60 anni l’Italia ha cercato di costruire un sistema di spesa decentrato, in cui gli enti locali si finanziavano per la maggior parte da soli. Nel 1998 compare per la prima volta il Patto di stabilità interno, che ha l’obiettivo di governare gli enti locali all’interno del saldo complessivo della spesa per la Pubblica Amministrazione. Da lì, ogni ente  inizia ad essere valutato per il modo in cui incide sulla spesa complessiva esercitando su di esso quasi un controllo diretto. “Questa è un’anomalia del nostro settore pubblico – ha concluso Giarda – Vorrei mettere ordine in questo meccanismo cercando di ridare al federalismo fiscale il significato originario, cioè quello per cui ogni ente si finanzia con i soldi dei propri cittadini ed è indipendente dal bilancio dello Stato. Lo Stato deve essere libero di pensare alle questioni macro della politica economica”.

di Antonella Giordano 

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