Def: peggiorano stime sul Pil, deficit al 3,1%

Pil giù all’1,7% rispetto al 2012, un valore più elevato rispetto alle stime precedenti, e deficit al 3,1% del Pil, al di sopra della fatidica soglia del 3%, anche se il Governo conferma gli impegni con Bruxelles di stare sotto il 3% entro la fine dell’anno. Questi i numeri che emergono dall’aggiornamento del Documento di economia e finanza presentato oggi dal Consiglio dei Ministri.

Come informa la nota ufficiale di Palazzo Chigi, “il Prodotto Interno Lordo per l’anno 2013 è stimato in riduzione dell’1,7 per cento rispetto al 2012 (-1,3 per cento la stima precedente); tenuto conto delle riforme adottate in passato e delle recenti iniziative tese a supportare la ripresa, per il 2014 e il 2015 viene prefigurata una crescita pari all’1,0 e all’1,7 per cento, rispettivamente”.

Il Governo si impegna ad assumere interventi tempestivi per mantenere il deficit entro la soglia del 3% del PIL nel 2013. Il raggiungimento di tale obiettivo è considerato essenziale per garantire all’Italia autonomia nella gestione delle proprie politiche economiche e fiscali, conservando la necessaria credibilità a livello internazionale per contenere la spesa per interessi sul debito pubblico, stimata per il 2013 in 84 miliardi di euro”. Secondo il Governo, l’indebitamento netto a legislazione vigente per il 2013 risulterebbe pari al 3,1 per cento del Pil in assenza di ulteriori interventi, ovvero 0,2 punti percentuali al di sopra del valore indicato nel DEF di aprile. Ma “L’impegno a stare sotto il 3% alla fine dell’anno” è per il premier Enrico Letta un obiettivo “alla portata” e che “non necessiterà di interventi particolarmente rilevanti”.

Per Federconsumatori e Adusbef, il peggioramento dei dati economici è  “segno evidente della profonda crisi in cui le famiglie ed il Paese versano da tempo. Ora è necessario agire di conseguenza, avviando le indispensabili misure per risollevare il potere di acquisto delle famiglie, rilanciare l’occupazione ed imprimere un nuovo impulso agli investimenti per l’innovazione e la ricerca. Ma – aggiungono le due associazioni – se si vuole realmente operare in direzione della crescita è fondamentale, prima di tutto, scongiurare l’incremento dell’Iva da ottobre”.

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