Diamanti da investimento: dal 2 luglio al via gli incontri Federconsumatori con BPM

Dal 2 luglio partiranno gli incontri di Federconsumatori e Adiconsum con Banca BPM per esaminare e rimborsare i risparmiatori coinvolti nel caso dei diamanti da investimento. La “questione diamanti” è stata al centro dell’incontro di ieri fra Adiconsum, Federconsumatori e una delegazione di Banco BPM, che ha deciso di formare una task force di circa 150 persone per gestire i reclami e i rapporti con i clienti. “Il confronto si è svolto all’insegna della massima trasparenza e cortesia pur nel rispetto delle reciproche posizioni”, informa una nota stampa congiunta.

“La Banca ha preso atto delle richieste delle Associazioni in merito alle iniziative di ristoro dei clienti da loro rappresentati. Le Associazioni hanno quindi valutato favorevolmente la disponibilità della Banca a trovare una soluzione positiva per la propria clientela”. La Banca, a partire da oggi, ha aumentato il numero delle persone dedicate alla gestione dei reclami e all’interlocuzione con i clienti e con le stesse associazioni dei Consumatori, costituendo una task force ad hoc di circa 150 persone. E si è resa disponibile, prosegue la nota, “all’avvio in tempi brevi di un percorso congiunto di valutazione delle posizioni con le due Associazioni che possa determinare un esito positivo e di reciproca soddisfazione sulla base di criteri e obiettivi condivisi, venendo incontro, fin da subito, alle esigenze di quei soggetti che si trovino in particolare situazioni di criticità”. L’impegno condiviso è quello di incontrarsi periodicamente dal prossimo 2 luglio.

La questione dei “diamanti da investimento” ha avuto una sterzata alla fine di ottobre 2017, quando l’Autorità Antitrust ha deciso di sanzionare imprese e banche per “Informazioni ingannevoli e omissive” ai consumatori nelle modalità di offerta dei diamanti da investimento. Alle società venivano contestate informazioni ingannevoli su quotazioni di mercato, loro andamento e prospettive di liquidità, mentre gli istituti bancari sono stati chiamati in causa in quanto proponevano l’investimento come bene rifugio e davano credibilità al materiale promozionale.

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