Economia, Confindustria: “Italia alle porte del 2014 con i danni di una guerra”

“La difficile ripresa”: questo il titolo dello scenario economico del Centro Studi di Confindustria, per il quale “la profonda recessione dell’economia italiana, la seconda in sei anni, è finita. I suoi effetti no. Il Paese ha subito un grave arretramento ed è diventato più fragile, anche sul fronte sociale”. L’Italia esce da questi anni, e si presenta alle porte del 2014, con danni paragonabili solo a quelli di una guerra, argomenta Confindustria. In sei anni le famiglie hanno tagliato sette settimane di consumi. Le reazioni delle associazioni di Consumatori.

Quali i numeri degli ultimi anni? “Rispetto al 2007 il PIL totale è diminuito del 9,1% e quello pro-capite dell’11,5%, cioè di 2.900 euro a testa, tornando ai valori del 1996. La produzione industriale è scesa in termini fisici del 24,6%, ai livelli del 1986 – scrive Confindustria – Le famiglie hanno tagliato sette settimane di consumi, ossia 5.037 euro in media all’anno. Le persone a cui manca lavoro, totalmente o parzialmente, sono 7,3 milioni, due volte la cifra di sei anni fa. Anche i poveri sono raddoppiati, a 4,8 milioni”.

L’Italia, dunque, si presenta alle porte del 2014 con questi pesanti danni, commisurabili solo con quelli di una guerra”. Per questo, prosegue Confindustria, “l’uso del termine «ripresa» per descrivere il probabile aumento dell’attività produttiva e della domanda interna nel prossimo biennio è per molti versi improprio. Sul piano tecnico, perché  non si riprenderanno i valori del picco passato in un arco ragionevolmente breve di tempo, ossia in quei quattro trimestri che in media sono occorsi nel dopoguerra. Sul piano politico e sociale, perché appare derisorio nei confronti di quanti, imprenditori e lavoratori, a lungo resteranno in difficoltà. Molto meglio parlare di inizio di una nuova era e di «ricostruzione»”.

Secondo lo scenario disegnato da Confindustria, la variazione del PIL dell’Italia passerà dal -1,8% nel 2013, allo 0,7% nel 2014 e all’1,2% nel 2015. In questo contesto, tutte le componenti della domanda interna riprendono a salire, segnando un +0,2% e un +0,8% per i consumi delle famiglie.

Cosa ne pensano i Consumatori? “Ci sorprendiamo delle affermazioni di Confindustria, che dichiara “finita” la profonda recessione del nostro Paese – affermano Federconsumatori e Adusbef – Purtroppo, stando alle lamentele ed alle situazioni di quotidiano disagio segnalateci dai cittadini in tutta Italia, è chiaro che la fuoriuscita dalla crisi è ancora lontanissima. Come è chiaro che le misure adottate finora dal Governo per contrastarla sono ancora inadeguate e insufficienti. Di questo passo non prevediamo alcun segnale di ripresa nel 2014, sarà già tanto se il PIL del prossimo anno si attesterà su valori migliori del -1%”. Per le due associazioni è necessario che il Governo prenda provvedimenti urgenti per rilanciare la domanda interna e l’occupazione, attraverso una detassazione a favore delle famiglie a reddito fisso (lavoratori e pensionati) ed una ripresa degli investimenti per lo sviluppo e la ricerca.

Per il Codacons, invece, quelle di Confindustria “sono parole condivisibili. Parlare di fine della recessione per il solo fatto che il Pil segnerà nel 2014 un misero ed insignificante +, è a dir poco offensivo per i disoccupati e le famiglie che non arrivano alla fine del mese. Basti pensare che con una crescita dello 0,7, quella del 2014, per recuperare il Pil perso in un solo anno, il 2009, l’anno più buio della crisi,  occorreranno 7 anni, considerato che all’epoca precipitò del 5%. In effetti per trovare un crollo del genere bisogna ritornare alla seconda guerra mondiale, quando l’Italia era letteralmente sotto le bombe. Ecco perché il problema non è la fine della recessione, ma la velocità con la quale il Paese saprà recuperare il Pil pre-crisi”. Altro dato sconcertante, sottolineato dal Codacons, è quello per il quale le famiglie in sei anni hanno tagliato sette settimane di consumi, pari a oltre 5 mila euro annui. Il dato, afferma il Codacons, “non fa altro che confermare quanto l’associazione va denunciando da tempo: fino a che non si abbassa la pressione fiscale sul 50% della popolazione più povero, le famiglie non acquisteranno, i commercianti non venderanno, le imprese non produrranno ed i disoccupati non troveranno lavoro. E’ la famiglia la chiave di volta per uscire dalla crisi ed è su questa che la legge di stabilità avrebbe dovuto concentrare tutte le risorse disponibili”.

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