Europa: Tobin tax, avanti con chi ci sta

La riunione dei ministri delle finanze Ecoofin di ieri ha ufficializzato la volontà di 11 Paesi Ue di proseguire con l’introduzione di una tassazione sulle transazioni finanziarie in Europa. E’ possibile grazie al meccanismo di “cooperazione rafforzata”. Decisivo l’ok di Spagna e Italia. Sul tavolo da più di un anno la proposta della Commissione europea. Il fronte del No è guidato dalla Gran Bretagna che potrebbe vendicarsi bloccando il bilancio Ue per il 2014-2020.

Avanti con la Tobin tax in Europa. Undici Paesi (Francia, Germania, Belgio, Portogallo, Slovenia, Austria, Grecia, Italia, Spagna, Estonia e Slovacchia) hanno chiesto ufficialmente al Commissario Ue alla Fiscalità Algirdas Semeta di proseguire con la cosiddetta “cooperazione rafforzata” che permette di avanzare con una legislazione anche se non tutti i Paesi sono d’accordo. Promossa la posizione franco-tedesca che spinge per la FTT (Financial Transaction Tax) almeno nei Paesi dell’Eurozona. L’Italia ha sbloccato le riserve all’ultimo minuto dopo un incontro tra il Ministro alle Finanze Vittorio Grilli e il Premier Mario Monti.

Cos’è la cooperazione rafforzata. Si tratta di una procedura decisionale che consiste nel realizzare una più forte cooperazione tra alcuni Stati membri dell’Unione europea in determinati temi come giustizia, difesa, gestione economica. Una cooperazione rafforzata si può attuare solo se vi partecipa almeno un terzo degli Stati membri dell’Unione (9 Paesi), la decisione viene poi trasmessa alla Commissione europea, che ne informa il Consiglio, il quale l’autorizza esprimendosi a maggioranza qualificata. Le deliberazioni degli Stati con cooperazione rafforzata sono aperte a tutti i paesi membri dell’Unione, ma solo quelli che sono in questo regime hanno diritto di voto e le decisioni prese si attuano solo alla loro legislazione. Le cooperazioni rafforzate sono sempre aperte a qualsiasi Stato membro dell’Unione. Il precedente più importante è quello relativo al brevetto europeo, dove 25 Paesi Ue decisero di andare avanti nonostante il rifiuto di Spagna e Italia per questioni linguistiche.

I numero della Tobin Tax. La proposta originaria della Commissione era stata presentata nel settembre 2011 e riguardava l’86% circa delle transazioni fra istituzioni finanziarie, compresi derivati, fondi d’investimenti ed hedge fund. Questa proposta è di aliquote fiscali dello 0,1% per azioni e obbligazioni e dello 0,01% per i derivati. Ovviamente ciascun Paese potrebbe applicare aliquote superiori. Secondo le stime ufficiali della Commissione, gli introiti dell’imposta a livello Ue sarebbero di circa 57 miliardi di euro all’anno (ai quali vanno però sottratti i mancati introiti dalla non adesione di Paesi come La Gran Bretagna). Si tratta di risorse che potrebbero finire del bilancio europeo destinato ad aiutare i Paesi più in difficoltà e le fasce di popolazione più colpite dalla crisi. Il progetto di bilancio unico europeo che presenterà Van Rompuy a Bruxelles al Consiglio europeo del 18-19 ottobre prevede proprio che la Tobin tax sia una delle fonti dell’embrione di questo bilancio unico. Il Parlamento europeo ha votato lo scorso maggio la relazione dell’eurodeputata greca socialista Anni Podimata che appoggiava l’introduzione della Tobin tax.

Sì in extremis dell’Italia. Roma ha sciolto le riserve solo all’ultimo momento sulla posizione sulla Tobin tax. Il giorno prima il Ministro dell’Economia Vittorio Grilli, all’uscita dell’Eurogruppo il giorno prima, aveva detto di doverne parlare con Monti perché si tratta di “una decisione assolutamente politica di indirizzo del Paese, non soltanto una decisione a livello di ministri dell’Economia”. Il sì in extremis italiano, insieme a quello spagnolo, può essere letto come un messaggio mandato alla Germania, forte sostenitrice della FTT, affinché Berlino faccia delle concessioni sul ruolo del fondo salva Stati Ems (inaugurato durante l’Eurogruppo) su banche e interventi anti spread.

Il fronte del No. Il gruppo dei Paesi che non vogliono l’introduzione della FTT è guidato dalla Gran Bretagna che sostiene che questa tassazione non farebbe altro che causare la fuga dei capitali fuori Europa (secondo il Fondo monetario internazionale, tra giugno 2011 e giugno 2012 l’Italia ha già subito un deflusso di capitali pari a 235 miliardi, equivalenti al 15% del Pil). Nel febbraio scorso, un rapporto di Ernst & Young ha stimato che una Tobin tax applicata anche alla sola Eurozona, quindi non nel Regno Unito, costerebbe a Londra circa 22 miliardi di euro. David Stewart, Chief executive officer della società di hedge funds (fondi speculativi) Odey Asset Management, a Londra, ha detto: “Le persone e gli investitori troveranno il modo per aggirare questa tassazione. Se qualcuno davvero vuole comprare una società allora lo farà lo stesso. Ma se qualcuno vuole investire sui derivati allora lo farà da un’altra parte. Questo vuol dire che ancora più affari si dirigeranno verso l’esterno”. Il Premier conservatore David Cameron potrebbe valutare di bloccare con il veto il prossimo quadro di bilancio Ue 2014-2020 sul quale Commissione e Consiglio non riescono a trovare una posizione in comune da mesi.

 

 

@Alessio Pisanò

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