Eurostat: Europa fuori da crisi, ma Italia tra i peggiori

Ieri lo ha detto l’Ocse, oggi lo conferma l’Eurostat: l’Europa è tecnicamente fuori dalla recessione con una crescita dello 0,3% del Pil nel secondo trimestre del 2013. Lieve ripresa anche del commercio al dettaglio nell’eurozona: a luglio si registra un +0,1%, dopo il crollo dello 0,7% di giugno. Certo il dato italiano non è ancora positivo: con un -0,2% del Pil è tra i Paesi peggiori dell’eurozona insieme a Olanda, Slovenia e Cipro. Per il Codacons è colpa dei Governi che dallo scoppio della crisi hanno tartassato i soliti noti.

Nell’Europa a 28 il Pil ha segnato +0,2% dopo il -0,5% del mese precedente, ma rispetto a luglio 2012 il dato è crollato dell’1,3% nei 17 e dello 0,3% nei 28. A trainare l’Unione Europea sono state Lettonia e Romania che hanno registrato gli aumenti maggiori di Pil (+2,1%) e Francia (+2%), mentre i cali più significativi in Slovenia (-3,4%), Germania (-1,4%) e Svezia (-1,3%). Il dato non è disponibile per l’Italia.

La crescita maggiore rispetto al trimestre precedente è stata registrata in Portogallo (+1,1%), poi in Germania, Lituania, Finlandia e Gran Bretagna (tutti +0,7%). Il pil si è attestato a +0,5% per la Francia, mentre la Spagna è rimasta in recessione con -0,1%.

Il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, ha detto: “La ‘crisi esistenziale’ dell’ eurozona è finita. Ma la crisi economica, di crescita e lavoro, è ancora con noi” e quindi “non è tempo per compiacersi: la spensieratezza potrebbe mettere in pericolo gli sforzi fatti ed i risultati raggiunti”. Van Rompuy ha comunque sottolineato che i segnali di crescita “sono disomogenei, modesti, forse fragili, ma positivi”.

Per il Codacons si tratta di una buona notizia per l’Ue, ma pessima per l’Italia che si conferma la Cenerentola d’Europa, l’unica tra le maggiori economie a registrare un calo (-0,2%). E per l’Ocse anche a fine anno l’Italia sarà l’unica tre le grandi a registrare una recessione ed il Pil  si attesterà al -1,8%. Secondo l’Associazione dei consumatori le ragioni dell’anomalia italiana dipendono dai problemi endemici del nostro Paese, come il maggiore debito pubblico, “ma soprattutto dal fatto che i Governi italiani che si sono succeduti dallo scoppio della crisi ad oggi, a differenza degli altri, hanno deciso per uscire dalla crisi, di tartassare i soli noti, pensionati, lavoratori dipendenti, redditi medi e bassi, invece di far pagare i costi di questa crisi a chi l’aveva prodotta, speculatori finanziari e banche, o a chi poteva permetterselo, evasori e ricchi. Non hanno chiesto contributi straordinari a chi guadagnava di più – conclude il Codacons – ma hanno colpito nel mucchio, bloccando stipendi dei dipendenti pubblici, alzando l’Iva dal 20 al 21, in tal modo colpendo chi ha un’alta propensione marginale al consumo, determinando così una caduta dei consumi e del Pil senza precedenti”.

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