Frodi creditizie, CRIF: aumentano ancora. Nel 2016 persi 152 mln di euro

Furto dei dati personali e frode creditizia: un fenomeno sempre più diffuso. Nel 2016 aumenta ancora il numero di casi, che superano i 26 mila, con una perdita economica superiore a 152 milioni di euro. Il maggior numero di casi riguarda frodi che investono prestiti finalizzati all’acquisto di elettrodomestici o di automobili e moto, e le cifre possono variare da poche centinaia di euro fino a oltre 20 mila. Se la truffa è di ampia portata, servono anni per scoprirla. Un caso su 5 viene infatti scoperto dopo tre anni o più.

I dati vengono dall’Osservatorio sui Furti d’Identità e le Frodi Creditizie, realizzato da CRIF, che nell’ultimo aggiornamento stima che nell’intero anno 2016 i casi di frode creditizia o emissione di cambiali e assegni a nome altrui perpetrati mediante furto di identità siano stati più di 26.100 con una perdita economica che supera i 152 milioni di euro. “I ladri non solo più solo coloro che entrano in casa per rubare oggetti di valore, ma sono sempre più interessati ai nostri ben più preziosi dati che possono aprire loro le porte dei nostri account di posta elettronica e social network, conti correnti e carte di credito, con pesanti conseguenze per chi subisce frodi e furti d’identità”, spiega Beatrice Rubini, Direttore della linea Mister Credit di CRIF. Si tratta di un fenomeno “in costante espansione”, evidenzia l’Osservatorio, che si concentra sulle frodi creditizie perpetrate attraverso un furto di identità, con il successivo utilizzo illecito dei dati personali e finanziari altrui per ottenere credito o acquisire beni con l’intenzione premeditata di non rimborsare il finanziamento e non pagare il bene.

Chi sono le vittime? In oltre il 60% dei casi sono uomini; la classe di età che più spesso viene colpita è quella compresa fra i 41 e i 50 anni con il 26,3% del totale, seppur in calo del -5,7% rispetto all’anno precedente. “Il maggior peso delle classi più mature – spiegano da CRIF – trova spiegazione nella tendenza da parte dei frodatori di individuare vittime che si caratterizzano per stabilità reddituale, una storia creditizia consolidata ed elevata propensione agli acquisti di beni durevoli”. Allo stesso tempo, però, il maggior aumento delle frodi si concentra nella fascia d’età giovanile, quella degli under 30 anni, che colleziona il 17% di frodi ma aumenta in un anno dell’11,3% “a dimostrazione che, rispetto a quanto si potrebbe pensare, i giovani spesso si caratterizzano per abitudini poco prudenti e una ridotta attenzione verso comportamenti virtuosi che potrebbero contribuire a ridurre il rischio di subire un furto d’identità finalizzato a realizzare una frode”.

Il finanziamento che più di altri è colpito da frode è il prestito personalizzato, che colleziona il il 64,3% dei casi, anche se in calo rispetto all’anno precedente (-13,48%). In linea con il trend degli ultimi anni, invece, si registra un aumento significativo per le frodi perpetrate sulle carte di credito (+79%), che arrivano a spiegare il 18,5% dei casi totali. Seguono le frodi sul prestito personale, che coprono il 12,2%.

Nell’ambito dei prestiti personalizzati, poi, quasi quattro casi su dieci (il 39,8% dei casi di frode creditizia rilevati nel corso dell’ultimo anno) ha avuto per oggetto l’acquisto di elettrodomestici; una quota rilevante riguarda anche i comparti auto-moto (12,1%), le spese per la casa immobili e ristrutturazione (10,4%) e l’arredamento (8,9%) e gli articoli di elettronica, informatica e telefonia (6,2%).

Quanto si perde? Le cifre sono davvero varie. Nel 20,9% dei casi la truffa ha riguardato un valore inferiore ai 1.500 euro (con un peso di questa classe in calo del -36,3% rispetto all’anno precedente); il 25,8% riguarda cifre comprese fra 1500 e 3000 euro, ma il 13,5% dei casi ha visto un importo superiore ai 10.000 euro. E c’è un buon 8,9% di frodi che invece investe importi superiori ai 20 mila euro.

Più la cifra oggetto di frode è alta, più aumenta il tempo necessario per scoprirla. Dall’Osservatorio emerge che circa la metà dei casi di frode viene rilevato entro sei mesi, ma quasi uno su cinque (il 19,3% dei casi) viene scoperto addirittura dopo 3 anni o più, con una impennata dei casi di detection superiore ai 5 anni (+26,8%). Spiegano da CRIF: “È evidente che tanto più tempo passa dopo l’evento fraudolento quanto maggiori saranno i disagi che la vittima dovrà sostenere per rimediare a fronte di crescenti difficoltà nel ricostruire la vicenda e individuare i responsabili. Tipicamente l’ignara vittima scopre di aver subito una frode nel momento in cui riceve il sollecito da parte di un istituto di credito o di una società di recupero per il pagamento delle rate del finanziamento attraverso il quale sono stati acquistati beni o servizi a suo nome. Risulta però in crescita il numero di soggetti che rilevano la situazione anomala attraverso l’attenta verifica dei propri estratti conto oppure grazie a sistemi di alert che segnalano tempestivamente indebite transazioni o l’accensione di un finanziamento a proprio nome. Andando a verificare i tempi di scoperta rispetto agli importi, – prosegue CRIF – emerge che la maggior parte dei casi scoperti entro i 6 mesi riguardano finanziamenti ‘small ticket’, mentre i casi di frode con importi superiori ai 10.000 euro spesso comportano tempi di scoperta più lunghi (nel 55% oltre 5 anni) a dimostrare una maggiore sofisticazione delle tecniche adottate dai criminali”.

Attenzione dunque ai propri dati perché le truffe non vanno in vacanza. Spiega Beatrice Rubini: “Durante il periodo estivo questo fenomeno si intensifica ulteriormente con le truffe legate alle vacanze, con tante persone che rispondono ad annunci apparentemente vantaggiosi, fornendo persino copia dei propri documenti senza pensare che possano finire nelle mani di un malintenzionato. Pertanto, allo stesso modo in cui per difendere la nostra casa mettiamo un sistema di allarme, anche per proteggere i nostri dati e la nostra identità bisognerebbe adottare comportamenti accorti ma anche adeguati servizi di protezione in grado di allertarci al primo segnale di pericolo”.

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