Gioco, avanza la proposta: vietare gli spot

Dal gioco alla ludopatia, dall’eccitazione smodata per il risultato che potrebbe cambiarti la vita – questo il messaggio veicolato da tanti spot – alla dipendenza patologica da gioco d’azzardo che manda in frantumi finanze e famiglie. Anche la politica ha aperto gli occhi. L’ultima proposta: fare in modo che sia vietata la pubblicità commerciale di giochi e scommesse, e informare gli utenti delle reali possibilità di vincita per ogni giocata. Ad esempio, indicando sul biglietto del Superenalotto che le probabilità di fare 6 sono solo una su 622 milioni.

Le due proposte sono contenute in una mozione presentata dal gruppo di Futuro e Libertà alla Camera e sono state illustrate ieri a Roma in conferenza stampa dal capogruppo Fli Benedetto Della Vedova insieme a Enzo Raisi, Flavia Perina, Fabio Granata, Aldo di Biagio e a Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, che da tempo si è attivata nel contrasto agli spot del gioco, affiancato dalla psicoterapeuta Paola Vinciguerra, presidente di Eurodap (Associazione europea per il disturbo da attacco di panico). Sotto accusa ci sono le dimensioni assunte dal fenomeno e il messaggio martellante che arriva dagli spot che spingono le persone a tentare la sorte, con la falsa idea che vincere sia facile. È una comunicazione ormai dominante sia in televisione sia sui computer, spiega Dona, per il quale se alla fine dello spot si dice “gioca il giusto” accade che “non si dà nessun messaggio, è una formula vuota. Il ritornello degli spot entra nella testa del consumatore alla stregua di una pubblicità subliminale”.

La mozione presentata da Fli impegna il Governo “a disciplinare l’esercizio” dei giochi “in modo tale che agli utenti siano rese note, in forma comprensibile, sulla base di un’analisi certificata da organismi pubblici o privati, indipendenti dai concessionari, la reale possibilità di vincita per ciascuna “giocata”, a seconda della sua tipologia”, e “ad adottare le opportune misure, anche di natura normativa, predisponendo, nel caso, anche le modifiche legislative occorrenti, perché sia vietata la pubblicità commerciale delle attività legate a giochi, scommesse, lotterie e concorsi a premio”.

Che poi la posizione dello Stato in materia di gioco sia quantomeno critica è riconosciuto da Benedetto Della Vedova: “C’è un conflitto di interessi dello Stato, che è legislatore sui giochi ma incassa molti soldi” da queste attività. C’è poi da considerare il coinvolgimento delle attività illegali: “Il gioco d’azzardo – ha detto Fabio Granata – è un grande contenitore di illegalità. C’è un confine labile tra legale e illegale, e ci sono almeno 150 miliardi di euro legati al gioco d’azzardo illegale”. Flavia Perina ha puntato il dito contro la Rai: “È immorale che la televisione pubblica non ponga un discrimine netto e assoluto alla pubblicità del gioco d’azzardo”.

Il problema è che il gioco sta diventando compulsivo. Come ha spiegato Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e presidente di Eurodap, il gioco crea un’adrenalina che innesca dipendenza, e questo meccanismo è ancora più incisivo per i giochi online, dove saltano tutti i “filtri” sociali – perché la persona è sola davanti a un pc. Non solo: il gioco è diventato “normale” e questo fa danni per i bambini, che magari vedono giocare tutti i giorni genitori e nonni. Spiega Vinciguerra: “La ludopatia non è ancora riconosciuta come patologia, ma nella realtà ci sono persone malate che stanno distruggendo i loro patrimoni, piccoli o grandi che siano, e le loro famiglie. Il fatto di poter giocare dovunque e comunque, nella privacy di un computer, elimina tutte quelle situazioni legate al doversi giustificare per uscire di casa, al confronto con gli altri. Pare che la patologia arrivi al 20-30% di tutte le persone che giocano in maniera meno problematica”.

Prosegue la psicoterapeuta: “La possibilità di diventare giocatori compulsivi è diffusissima, in quanto legata al meccanismo del gioco, all’attesa, all’adrenalina e all’eccitazione. Bambini e adolescenti purtroppo sono già giocatori, e il fatto di vedere gli adulti giocare ovunque e comunque, fa entrare nel loro codice un concetto di normalità, l’idea che giocare è normale. Giocare sta diventando un’abitudine di cui si perde il connotato di pericolosità”.

I numeri ricordati nella mozione circolano nelle più recenti indagini e sono preoccupanti. Il mercato di giochi, concorsi a premio, lotterie e scommesse è in continua crescita e muove una spesa complessiva che nel 2011 ha sfiorato gli 80 miliardi di euro, in aumento del 30% sul 2010. Quest’anno si prevede una ulteriore crescita. Il fatturato dell’industria del gioco è il triplo di quello francese e spagnolo e il più alto del mondo per le lotterie istantanee. La spesa media procapite per giochi e scommesse ammonta, secondo il dossier Azzardopoli di Libera, a 1260 euro annui, neonati compresi. Giocano quattro italiani su dieci. Un adolescente su dieci gioca d’azzardo. E secondo l’Organizzazione mondiale della sanità gli italiani affetti da ludopatia sono circa un milione. Il rischio è che la situazione degeneri.

Secondo Assoutenti, per fronteggiare la ludopatia è necessario intervenire con strumenti tecnologici. “L’unico argine reale a questo fenomeno dilagante e devastante potrebbe essere quello di imporre, almeno sui giochi on-line, un meccanismo  automatico di stop-loss, ovvero un limite massimo di perdita imposto dall’utente stesso al momento della propria registrazione con il quale fissa un limite giornaliero, settimanale o mensile assolutamente e automaticamente invalicabile”, ha detto Mario Finzi, presidente Assoutenti. Secondo l’associazione, “la tecnologia di oggi rende possibile applicare un argine reale di questo tipo ed è pertanto colpevole non prendere in considerazione interventi più efficaci rispetto a semplici regole sulla comunicazione pubblicitaria”.

di Sabrina Bergamini

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