Istat: su il potere d’acquisto delle famiglie. UNC: bene, ma non basta

Il reddito delle famiglie in un anno è aumentato dello 0,6%; il potere d’acquisto è salito dello 0,8% nel confronto annuale; la spesa delle famiglie per i consumi finali è ancora in flessione dello 0,2% nel primo trimestre del 2015 rispetto al trimestre precedente ed è in leggero aumento rispetto al 2014. Sono gli ultimi dati diffusi dall’Istat e relativi al reddito e al risparmio delle famiglie. Per l’Unione Nazionale Consumatori è un’inversione di tendenza ma non basta.

Nel dettaglio, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici in valori correnti nel primo trimestre del 2015 è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dello 0,6% rispetto al corrispondente periodo del 2014. Tenuto conto dell’andamento dei prezzi, il potere di acquisto delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% rispetto al primo trimestre del 2014. La spesa delle famiglie per i consumi, prosegue l’Istat, è in calo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente ed è aumentata dello 0,1% rispetto al corrispondente periodo del 2014. Sale la propensione al risparmio: nel primo trimestre di quest’anno è stata pari al 9,2%, in aumento di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,6 punti percentuali nel confronto annuale. Il tasso di investimento delle famiglie consumatrici è stato pari al 6%, stabile rispetto al trimestre precedente e in diminuzione di 0,1 punti percentuali nei confronti del primo trimestre del 2014.

“Bene l’inversione di tendenza, ma non basta”, ha dichiarato Massimiliano Dona, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. L’associazione stima che il potere d’acquisto delle famiglie sia sceso, negli anni di crisi, del 10,6% dal 2007 al 2014 e che, anche considerando solo gli ultimi tre anni, dal 2011 al 2014, il calo sia stato del 6%. “Un incremento annuo dello 0,8% è certo un miglioramento, ma con questi ritmi occorre troppo tempo per tornare ai livelli precrisi. Troppo, se si considera che fino a che non viene ridato potere d’acquisto alle famiglie, i consumi non ripartano e le imprese non vendono” ha proseguito Dona. “Non per niente, il dato sulla spesa delle famiglie per consumi finali, in valori correnti, è ancora in calo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e l’aumento rispetto al corrispondente periodo del 2014 è quasi nullo. Invitiamo, quindi, il Governo ad ampliare la platea dei beneficiari del bonus di 80 euro, includendo anche incapienti e partite Iva”.

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