Farmaci in confezione monodose, benefici o ulteriori costi per i consumatori?

Il testo sulle liberalizzazioni in discussione all’Aula del Senato prevede anche l’introduzione, dal prossimo anno, delle confezioni monodose di farmaci. La disposizione non è stata accolta da tutti in maniera favorevole. Secondo il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, si tratta di “un falso problema foriero di costi aggiuntivi per le imprese”. “Ormai tutti i farmaci vengono prodotti in base alla terapia che devono trattare e alla loro durata – precisa – . Mi riferisco per esempio agli antibiotici. Nelle confezioni c’é una durata ottimale, se avanzano delle compresse è perché il paziente non ha fatto tutta la terapia. Anche per le terapie croniche si tratta di un falso problema. Sarebbe assurdo realizzare confezioni con meno compresse, visto che c’é una patologia cronica, significherebbe andare dal medico ogni 5-10 giorni”. Analogo discorso vale per i farmaci per il trattamento del dolore. “E’ preferibile avere in casa una compressa piuttosto che andare in farmacia a mezzanotte – aggiunge il presidente di Farmindustria – e lo stesso vale per gli antifebbrili. Meno male che la tachipirina è nella casa di tutti gli italiani”.

 Anche l’Aduc ha commentato negativamente una norma che potrebbe tradursi in nuove spese per i consumatori e per il Servizio Sanitario Nazionale: “Non e’ una novita’, infatti, che per quasi tutti i prodotti la confezione costi e venga pagata piu’ del prodotto stesso” si legge in una nota diffusa dall’Associazione secondo cui “la cosa migliore sarebbe la vendita del prodotto sfuso che, con le dovute accortezza sanitarie che proprio in una farmacia non dovrebbero essere assenti, darebbe un colpo secco a sprechi e prezzi”.

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