Liberalizzazioni, vertici Abi rimettono mandato

I vertici dell’Associazione Bancaria Italiana si dimettono per protesta contro il decreto liberalizzazioni. Il Comitato di presidenza dell’Abi ha infatti deciso di dimettersi e consegnare il mandato al comitato esecutivo e al consiglio, protestando in questo modo contro la norma sulle commissioni bancarie non modificata dal maxiemendamento sul quale è stata posta la fiducia.

La norma sulle commissioni bancarie è la “goccia che ha fatto traboccare il vaso”, ha detto il presidente Abi Giuseppe Mussari, spiegando che se la norma sarà confermata, allontanerà gli impieghi delle banche straniere in Italia e costringerà a rivedere il sistema del credito a imprese e famiglie. Secondo i vertici Abi, la misura presente nel decreto liberalizzazioni finirebbe per annullare tutte le commissioni bancarie sulle linee di credito.

La critica dell’Abi riguarda soprattutto l’articolo che rende “nulle tutte le clausole comunque denominate che prevedano commissioni a favore delle banche a fronte della concessione di linee di credito, della loro messa a disposizione, del loro mantenimento in essere, del loro utilizzo anche nel caso di sconfinamenti in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido”. Ma secondo quanto detto dal relatore del dl liberalizzazioni Filippo Bubbico, lo stop alle clausole sulle commissioni verrà rivisto con un emendamento al decreto Semplificazioni.

La presa di posizione dell’Abi viene contestata da Adusbef e Federconsumatori: “Le banche italiane che ieri hanno ottenuto un prestito dalla Banca Centrale Europea di 130 miliardi di Euro al tasso dell’1%, che consentirà loro enormi ricavi, sia per la parte che investiranno in Buoni del Tesoro, sia per la parte che verrà erogata attraverso prestiti e finanziamenti a famiglie e imprese, nel momento in cui, per la prima volta, sono costrette a fare un piccolo sacrificio a favore prevalentemente dei clienti più disagiati, si oppongono, protestano e si dimettono. Ma a dimettersi non sono i singoli banchieri, ognuno facendo una sua valutazione individuale, ma è l’ABI che li rappresenta e che, in questo caso, come in altri in passato, agisce come una vera corporazione e come una potente lobby”.

Per le due associazioni è “inaccettabile” il tentativo di far cambiare rotta al Governo. “Per ‘salvare l’Italia’ questo Governo ha colpito i pensionati, sospendendo l’adeguamento della pensione all’inflazione per tre anni, ha aumentato le accise della benzina, aumenterà ulteriormente le aliquote dell’IVA, ha riproposto l’ICI, tutte misure che vedranno il sacrificio prevalente degli strati più poveri della popolazione”, affermano Federconsumatori e Adusbef, che “invitano il Governo e non recedere dalle sue scelte che, per la prima volta, limitano anche se lievemente gli utili e lo strapotere delle banche, e invitano altresì il sistema bancario italiano, questo sì, a recedere da questa posizione intransigente, partecipando, anche se in minima parte ai sacrifici ben più corposi che tutti i cittadini stanno facendo”.

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