Primo via libera del Parlamento al ddl concorrenza. Critica l’UNC

Primo via libera del Parlamento al ddl concorrenza, che ora passa al Senato.

Soddisfazione per il primo via libera del Parlamento al disegno di legge sulla concorrenza è stata espressa oggi dal ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi.  “Si tratta di un importante traguardo perché è stato rispettato l’obiettivo di varare per la prima volta una legge annuale sulla concorrenza, allo scopo di favorire la crescita ed i consumatori, rendendo l’Italia un Paese più attrattivo nei confronti degli investitori esteri. Il provvedimento intende rimuovere gli ostacoli alla competizione e  va nella direzione voluta dal Governo di ammodernare settori significativi per l’economia del Paese. Le liberalizzazioni rappresentano infatti un volano sempre più decisivo per sostenere la crescita del Pil e creare nuovi posti di lavoro”. Il ministro Guidi ha auspicato infine che l’esame del ddl concorrenza da parte del Senato “possa arricchire il testo nel rispetto dei tempi previsti, portando all’approvazione finale del provvedimento entro la fine dell’anno”. I settori interessati dal provvedimento vanno dalle assicurazioni alle telecomunicazioni, dai servizi postali all’energia elettrica e al gas, dai carburanti alle banche, dalle professioni alle farmacie.

Non è però positivo il commento dell’Unione Nazionale Consumatori. “Una pessima legge, dannosa per i consumatori. La concorrenza è solo nelle parole del titolo. Per il resto, non solo non vi è traccia di libero mercato nel provvedimento, ma si fanno addirittura passi indietro, difendendo i privilegi delle lobby esistenti che già controllano il loro rispettivo settore. Speriamo che il Senato la stravolga – ha dichiarato Massimiliano Dona, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori – Resta l’abolizione del mercato di maggior tutela dell’energia e tutte le modifiche introdotte al provvedimento originario non servono ad aiutare quei consumatori che al primo gennaio 2018 saranno ancora nel mercato tutelato e che attualmente, lo ricordiamo, sono oltre 20 milioni. Resteranno, all’improvviso, privi di protezione ed in balia del loro fornitore”. L’associazione contesta anche i provvedimenti sulla telefonia. Dice Dona: “Come da noi annunciato e previsto l’espressione “penale”, ossia l’autogol mediatico, è stata eliminata e sostituita dalla parola “costi”, ma la sostanza è identica: in caso di risoluzione anticipata si dovrà pagare per abbandonare la compagnia telefonica. Per un’effettiva liberalizzazione, bisognava invece azzerare le spese per il recesso da contratto telefonico, in modo da realizzare una vera portabilità, come avviene per i conti correnti”.

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