Ocse rivede a ribasso stime su Italia: -1,5% del Pil nel 2013

Il 2013 è ormai segnato dalla crisi economica: sarebbe dovuto essere l’anno della ripresa, o almeno della fine della crisi, e invece così non è. A confermarlo oggi è l’Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che nel suo Outlook sull’economia italiana rivede di nuovo al ribasso le stime sul Pil per il 2013: si prevede una contrazione dell’1,5%, contro il -1% previsto a novembre scorso. Il ritorno alla crescita non è previsto prima del 2014, per cui l’Ocse stima un +0,5%.

Sono previsioni stimolate dall’incertezza di alcune misure approvate dall’Italia, come il piano annunciato ad aprile sulla riduzione dei debiti arretrati della Pubblica amministrazione. Il nostro Paese comunque “ha avviato un ambizioso programma di riforme”, che insieme alle misure intraprese dall’eurozona “hanno ridotto i rischi di rallentamento economico, e potrebbero aiutarla a uscire dalla recessione già nel corso del 2013”. Bisogna quindi mantenere il rigore sui conti.

Ma all’Italia si chiede anche di tornare a crescere, tenendo i conti in ordine, ma abbassando la pressione fiscale. “Se si vuole far ripartire crescita e occupazione in Italia, però, è imprescindibile un intervento sul fisco – si legge in una nota di Confesercenti – La pressione fiscale ufficiale nel nostro Paese è ormai sopra livelli compatibili con ogni velleità di ripresa delle imprese”. A proposito di Imu, Confesercenti ricorda che “le imprese hanno pagato 11,7 miliardi di euro nel 2012, la metà dei 23 miliardi di euro di gettito complessivo: circa 6,5 miliardi provengono dagli immobili strumentali di proprietà di imprese costituite come società; mentre altri 5,2 miliardi sono stati versati per immobili strumentali di proprietà di ditte individuali. Il peso dell’imposta è stato molto alto (più del 90% rispetto alla vecchia ICI) e ha contribuito all’emorragia di PMI, principali responsabili dell’occupazione del nostro Paese”. “Per questo una correzione al ribasso dell’IMU sui beni strumentali sarebbe un primo passo per il riequilibrio e la riduzione del peso del fisco che grava sul mondo produttivo. Per reperire le risorse necessarie, più che il ricorso alla leva fiscale, riteniamo occorra intervenire sull’eccesso di spesa pubblica improduttiva italiana in maniera più incisiva di quanto fatto finora. Su questi temi invitiamo Governo e Parlamento ad aprire un tavolo di confronto con le parti sociali”.

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