Rapporto Abi: a fine 2013 prestiti a meno 3,4%

Alla fine del 2013 la dinamica dei prestiti a famiglie e imprese è ancora negativa, anche se in lieve recupero: siamo a -3,4%. La rischiosità dei prestiti è aumentata a causa del persistere della crisi, mentre i tassi di interesse si attestano a livelli bassi. Sono alcune delle principali evidenze che emergono dal Rapporto mensile dell’Associazione Bancaria Italiana. A dicembre 2013 l’ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, 1.845,5 miliardi di euro,  è nettamente superiore a quello della raccolta da clientela, 1.730,6 miliardi di euro.

Alla fine dell’anno è in lieve recupero, anche se ancora negativa, la dinamica dei prestiti bancari a famiglie e imprese, mentre aumenta in valore assoluto: – 3,4% la variazione annua a fine 2013, -4,5% a novembre 2013, in valore assoluto tra novembre e dicembre 2013 l’ammontare di tale aggregato è aumentato di quasi 5 miliardi di euro. Spiega l’Abi che “l’andamento risente del persistere della negativa evoluzione delle principali grandezze macroeconomiche (Pil e Investimenti). Dalla fine del 2007, prima dell’inizio della crisi, ad oggi i prestiti all’economia sono passati da 1.673 a 1.845,5 miliardi di euro, quelli a famiglie e imprese da 1.279 a 1.424 miliardi di euro”.

A seguito del perdurare della crisi e dei suoi effetti, la rischiosità dei prestiti in Italia è ulteriormente cresciuta, le sofferenze nette sono risultate a novembre 2013 pari a 75,6 mld, le lorde 149,6 mld; il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è del 4,08% a novembre (3,99% ad ottobre 2013; 3,26% a novembre 2012; 0,86%, prima dell’inizio della crisi). Il rapporto sofferenze lorde su impieghi è del 7,8% a novembre 2013 (6,1% un anno prima; 2,8% a fine 2007), valore che raggiunge il 13,6% per i piccoli operatori economici (11,4% a novembre 2012; 7,1% a fine 2007), il 12,6% per le imprese (9,3% un anno prima: 3,6% a fine 2007) ed il 6,3% per le famiglie consumatrici (5,5% a novembre 2012; 2,9% a fine 2007). Il totale degli affidati in sofferenza ha raggiunto complessivamente il numero di 1.205.000, di cui oltre un milione (1.015.369) con un importo unitario in sofferenza inferiore a 125.000 euro.

A dicembre 2013, i tassi di interesse sui prestiti si sono assestati in Italia su livelli storicamente molto bassi: il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni si è posizionato al 3,40%, il valore più basso da luglio 2011. Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese si è posizionato al 3,54% (dal 3,44% di novembre 2013), mentre il tasso medio sul totale dei prestiti è risultato pari al 3,83% (3 centesimi al di sopra del mese precedente; 6,18% a fine 2007).

Per il Codacons la vera sofferenza è quella delle famiglie e delle imprese che stanno fallendo mentre le banche si tengono i soldi. Se, infatti, non si può attribuire alle banche il totale dei debitori in sofferenza, che a settembre ha superato gli 1,2 milioni e se è vero che gran parte di questo dato dipende dalla recessione e dall’aumento del fallimento delle imprese dovuto alla crisi, è altrettanto vero che molti di questi fallimenti dipendono dalle banche stesse, dal calo dei prestiti, dalle nuove condizioni capestro richieste per concedere un finanziamento, da spread assurdi ed ingiustificati, a fronte di un costo del denaro ai minimi storici.

Il Codacons ricorda che sono stati concessi prestiti applicando addirittura tassi usurari, come dimostra la recente sentenza della Corte di Cassazione  n. 305/2013. Per questo l’associazione di consumatori invita chi è strozzato dalle rate del mutuo o di un prestito a verificare se ha superato i tassi soglia previsti dalla legge e, in tal caso, a partecipare all’azione legale intrapresa dal Codacons.

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