Redditometro, continua la polemica. Adusbef: no a stato di polizia fiscale

Continuano le polemiche sul redditometro, lo strumento dell’Agenzia delle Entrate che permetterà di fare controlli sulla coerenza tra i redditi dichiarati e le spese effettuate dal contribuente. Il dibattito si è acceso da tempo attorno alla sua applicazione: l’onere della prova per giustificare le spese che sforano di oltre il 20% rispetto al proprio reddito è a carico del contribuente. Su questo punto si sono sollevate una serie di voci che parlano di incostituzionalità, mentre altre critiche riguardano la retroattività. Le dichiarazioni dei redditi saranno controllate dal 2010: significa che alle famiglie saranno chieste ricevute e fatture del 2009 – e non è detto che tutti le abbiano conservate.

Oggi lo scontro si anima intorno alle parole del direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera, che rispondendo a una domanda posta durante il convegno de il Sole 24 Telefisco 2013 sul fatto se ci sia o meno in Italia un partito degli evasori che si oppone alle novità e in particolare al redditometro, ha detto che “in Italia gli evasori sono forti e pronti ad opporsi”, aggiungendo che il nuovo strumento “partirà nei prossimi mesi: faremo 35.000 controlli sulle spese sostenute dalle persone fisiche”.

Non ci sta l’Adusbef, che per voce del presidente Elio Lannutti parla di una “affermazione infelice di chi sogna, o vuole praticare, lo stato di polizia fiscale”. Per l’associazione “il direttore  Befera non può iscrivere d’ufficio nel partito degli evasori coloro che reclamano tutele e l’applicazione di norme previste nello Statuto dei diritti del contribuente, sempre disattese e derogate dalle agenzie fiscali”.

Oltre all’Adusbef, prosegue Lannutti, “dovrebbe iscrivere nel partito degli evasori le commissioni tributarie, la Corte dei Conti ed i giudici della Suprema Corte di Cassazione, che hanno cassato sia la retroattività che l’onere della prova addossato ai contribuenti. Befera ritiri questa infelice affermazione congenita ad uno Stato di polizia fiscale, che probabilmente sogna o forse ha praticato nel recente passato, con illegittime ganasce fiscali e inutili soprusi e vessazioni a danno dei contribuenti onesti in palese violazione dello Statuto dei diritti del Contribuente, per migliorare il redditometro in quelle parti oggetto di robuste censure di incostituzionalità”.

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