Lehman Brothers, vittoria a metà per Confconsumatori

Una vittoria a metà quella conseguita da Confconsumatori in materia di risparmio tradito. Il Tribunale di Parma, infatti, su due richieste di risarcimento da parte di consumatori (madre e figlio) che avevano investito in obbligazioni Lehman, ne ha accolta una: ha dichiarato nullo per difetto di forma il contratto generale d’investimento stipulato dalla madre e ha condannato l’Istituto a restituirle il capitale investito, maggiorato degli interessi legali. In quel caso la risparmiatrice aveva disconosciuto la propria firma e il perito nominato dal Tribunale, in seguito ad apposita istanza dell’Istituto, aveva concluso per la falsità della sottoscrizione. Il giudice ha, però, respinto la domanda del figlio, in quanto la mancanza della firma del legale rappresentante dell’Istituto nel contratto generale, lamentata dall’associato, sarebbe stata proposta tardivamente, nella fase conclusiva del processo. Ma il legale di Confconsumatori farà appello.

 “Una decisione fondamentale- dichiara l’avv. Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori, che ha tutelato in giudizio i risparmiatori – che dimostra che le banche molto spesso non controllano l’autenticità delle sottoscrizioni. É molto grave che l’Istituto abbia insistito sostenendo che la firma della madre fosse autentica, provocando così l’inutile continuazione del giudizio, quando non poteva non essere a conoscenza della circostanza che si trattava di una firma apocrifa”.

 

“É altrettanto grave – conclude il legale – che il Tribunale, dopo aver pronunciato una sentenza nella quale si affermava che la mancata sottoscrizione del legale rappresentante può essere dedotta in qualsiasi momento, anche in conclusionale, sia andato contro se stesso, affermando che ciò costituisce un’inammissibile motivo nuovo. Il che è già stato posto alla base dell’appello notificato dal risparmiatore”.

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