Sos Impresa- Confesercenti: “No” all’usura

In un anno sono state 3.500 le richieste d’aiuto da parte di commercianti e imprenditori giunte agli sportelli di Sos Impresa, associazione che si occupa da tempo di difendere commercianti e imprese dal racket e dall’estorsione. A fronte di questo dato, però, sono state solo 230 le denunce inoltrate nel 2011 (dati DIA) e, di conseguenza, sembrerebbe quasi che il fenomeno dell’usura non sia poi tanto rilevante. Ma non è così. L’annuale appuntamento con il “No usura day”, organizzato appunto da Sos Impresa, Confesercenti e dalle 50 associazioni che fanno parte della Rete della legalità, dimostra esattamente il contrario. In soli tre anni, hanno chiuso in Italia circa 450 mila aziende commerciali e artigianali.

Una stima per difetto farebbe pensare che almeno un terzo di queste abbia cessato l’attività a causa dell’usura. Il forte indebitamento a cui sono sottoposte le famiglie italiane rappresenta un fertile terreno su cui l’usura trova ampio spazio di crescita. Infatti, si stima che siano circa 600.000 gli italiani impelagati in patti con gli strozzini e, di questi, probabilmente 200.000 sono commercianti. Inoltre, ben 2 milioni di cittadini sono considerati ad alto rischio di incappare nelle maglie dell’usura poiché espulsi dal sistema creditizio bancario. Individui che, se non sostenuti e tutelati da forme di finanziamento legale, andranno ad ingrossare le fila di coloro che chiedono denaro a prestito per vie traverse e incrementano il giro d’affari di questo settore che conta un introito di 20 miliardi di euro l’anno.

“Il problema ormai non può più essere considerato unicamente legale ma è diventato una questione sociale”. Questa la preoccupazione principale di Lino Busà, Presidente di Sos Impresa, e condivisa anche dal suo partner d’azione Marco Venturi, Presidente Confesercenti Nazionale. “Occorre intervenire e al più presto anche. La lentezza nel dare risposte a chi chiede aiuto al mondo delle associazioni cercando di opporsi agli usurai avrebbe come conseguenza un ulteriore margine d’azione per l’illegalità”, sottolinea Don Marcello Cozzi, Vice Presidente di Libera e Presidente della Fondazione Interesse Uomo.

L’aspetto più inquietante è che nel corso degli ultimi 12 anni, ossia in seguito all’emanazione della legge 108, che sembrava aver posto le basi per un ridimensionamento del fenomeno, l’usura ha saputo cambiare faccia e adattarsi ai cambiamenti della società.

Esistono oggi almeno tre volti dell’usura: uno è costituito da pseudo società di intermediazione e servizi finanziari, l’altro è costituito da una minoranza di professionisti insospettabili che fanno da spalla a bancari infedeli e intervengono in prestiti che superano i 20 mila euro; e poi vi è l’usura mafiosa che dal 2008 al 2011 è cresciuta esponenzialmente passando da 20 al 40%.

Tali considerazioni evidenziano che, nonostante l’esistenza di un’apposita legge che avrebbe dovuto prevenire il fenomeno, aiutare e sostenere le vittime dell’usura, qualcosa nel sistema non ha funzionato a dovere. Il lungo silenzio e l’inattività degli organi legislativi nel riformare la legge al mutare del quadro generale hanno riportato l’usura nel sommerso. Dice Busà: “Da anni in Parlamento giace una proposta di legge su cui tutte le forze politiche hanno messo la sordina. L’appello delle Associazioni e delle Fondazioni antiracket e antiusura è quello di fare uno sforzo comune per trovare un’intesa su un nuovo Testo. Altrimenti, l’unica alternativa possibile sarà quella di un’iniziativa popolare, su cui presto si comincerà a raccogliere le firme”.

In generale, la Rete per la Legalità propone di abolire i termini restrittivi per la presentazione delle istanze di accesso al Fondo di solidarietà, spostare la gestione del Fondo dal Ministero dell’Economia al Ministero dell’Interno, rivedere i criteri di assegnazione dei Fondi, applicare restrizioni patrimoniali agli usurai e impedire loro di continuare a gestire conti correnti e guidare attività imprenditoriali. Sarebbe inoltre opportuno permettere la presenza delle Associazioni e delle Fondazioni nelle fasi preparatorie della legge per evitare i danni che sono stati fatti in precedenza.

 

di Elena Leoparco

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