Sovraindebitamento creditizio. Una legge non basta

La crisi economico-finanziaria continua a schiacciare le famiglie italiane. Nel 2012 i nuclei fortemente indebitati erano circa il 5% del totale, nella sostanza 1 milione e 200 mila famiglie che si trovano in difficoltà nell’assolvere i loro impegni creditizi. La totale assenza di crescita economica, inoltre, non fa intravedere all’orizzonte nessuna speranza di miglioramento del reddito a disposizione. Ne consegue che le famiglie sono sempre più spesso esposte al rischio povertà, con maggiore incidenza anche rispetto agli altri paesi europei. Questo il quadro messo in evidenza dalle proiezioni elaborate dall’economista Carlo Milani per conto dell’Associazione Proseguo- Progetti contro l’esclusione da sovraindebitamento- ed esposte nella mattinata di oggi durante un workshop sull’argomento.

L’associazione da circa due anni segue da vicino l’attività degli addetti ai lavori e delle istituzioni per studiare strade idonee a gestire al meglio le situazionidi crisi da indebitamento eccessivo, sia dei singoli cittadini che delle imprese. I fatti di cronaca degli ultimi tempi dimostrano come, in mancanza di un paracadute sociale adeguato, coloro che percepiscono la propria condizione economica sull’orlo del fallimento o totalmente fallimentare non esitano a ricorrere a soluzioni estreme, magari dopo essere passati dalle mani poco pulite di usurai e ricattatori.

L’approvazione della legge 3/2012 che riguarda le disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché la composizione delle crisi da sovraindebitamento è stata vista dall’Associazione come un grande passo in avanti ma il problema non è certo risolto. “I provvedimenti che essa prevede non sono di facile attuazione e spesso richiedono percorsi tortuosi e lunghi che poco si confanno all’urgenza del problema”, spiega Donata Monti, Presidente di Proseguo. “Per questo motivo”, continua, “si è reso necessario definire e proporre alcuni correttivi alle norme”.

Innanzitutto, l’accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento deve essere raggiunto in modo più agevole; occorre differenziare la posizione del consumatore da quello del piccolo imprenditore e introdurre l’esdebitazione come possibilità di ottenere la liberazione dai debiti contratti una volta che sia stato trovato l’accordo o siano stati liquidati i beni. Molto importante diventa poi il ruolo svolto dalle figure di cerniera, ossia ausiliari del giudici e consulenti dei debitori, specie se in futuro si arriverà ad agire in un’ottica di connessione tra i compiti di gestione delle procedure previste dalla legge.

La discussione intavolata durante i lavori del seminario però dimostravano ancora un forte scetticismo da parte degli operatori del settori che non vedono come questo strumento, data la complessità delle misure previste dalla legge, possa realmente costituire un supporto alla risoluzione di situazioni di debito eccessivo da parte delle famiglie. “Il sovraindebitamento”, mette in guardia Maurizio Fiasco, sociologo e collaboratore di Proseguo, “è un problema che viene sempre affrontato con prospettive parziali e riduttive, mentre si tratta di un fenomeno assai complesso che non si esaurisce con l’aspetto legato all’eccessivo ricorso al debito al consumo. Esso infatti ha legami anche con la crisi del mercato del lavoro, con la precarietà e la formazione professionale per i giovani e gli adulti”. Occorre dunque più efficacemente trovare un modo per prevenire le situazione di eccesso di debito, così come già avviene in molti Paesi europei.

di Elena Leoparco

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