Tobin Tax in Europa, accordo solo a parole

I bilaterali della settimana scorsa hanno impresso un’indubbia accelerata all’approvazione dell’introduzione della tassazione sulle transazioni finanziarie in Europa. Tuttavia le posizioni tra i leader dei principali Paesi europei è a dir poco divergente. Sullo sfondo resta la proposta della Commissione europea che tutti vogliono ma per il quale bisogna ancora trovare un accordo applicativo.

La posizione francese è la più forte: Si subito alla Tobin Tax. Il Presidente francese, Nicolas Sarkozy, ne ha fatto un punto di forza della sua politica finanziaria. I suoi critici ne vedono anche una finalità elettorale, dal momento che le presidenziali francesi di aprile si avvicinano e i sondaggi danno Sarkozy in calo di consensi. La Francia è pronta ad introdurre una Tobin tax anche solo all’interno dei confini nazionali nonostante il mondo dell’impresa e delle banche transalpino teme una massiccia fuga di capitali. Sarkozy, in un recente incontro con la Cancelliera Angela Merkel a Berlino, ha detto che “la Francia non attenderà che gli altri Paesi siano d’accordo. Il vero rischio oggi sarebbe non voler correre rischi”. E poi ancora, “Se noi non diamo l’esempio, non si farà mai”. Tuttavia, se il resto d’Europa non seguisse l’iniziativa francese, l’Eliseo potrebbe optare per una versione “edulcorata” di Tobin Tax, ovvero non prende in considerazione i ben più complicati derivati e tassare solo l’acquisto di azioni con imposta di Borsa, che secondo i calcoli del ministero delle Finanze francese porterebbe nelle casse dello Stato almeno 3 miliardi di euro l’anno.

La Germania è d’accordo, ma più sulla carta che nei fatti. Nell’incontro con Sarkozy della scorsa settimana, la Cancelliera Angela Merkel ha detto che “è ora di introdurre la Tobin Tax, una tassa per la quale combattiamo da anni”. Ma poi nei fatti ha promesso solamente una “dichiarazione d’intenzioni dei ministri delle finanze europei entro la fine di marzo” per una proposta di tassazione che riguardi comunque “solo la zona euro”. La Merkel ha anche precisato che la sua è una posizione del tutto personale e non per forza condivisa dal suo partito, la CDU (Unione cristiano democratica). L’introduzione della Tobin Tax a livello di Eurozona coinvolgerebbe solamente 17 Paesi dell’Unione, e lascerebbe fuori il centro nevralgico della finanza europea, la Gran Bretagna.

Gran Bretagna, la Tobin Tax? Mai. Senza mezzi termini il rifiuto anglosassone all’introduzione di una tassazione europea sulle transazioni finanziarie a livello comunitario. Il secco no è stato palesato da John Osborne, ministro britannico alle finanze, all’Ecofin di novembre scorso: “Non perdiamo tempo su un argomento sul quale non ci sarà mai unanimità. Una simile tassazione è completamente inutile se non imposta a livello mondiale” e, allo stato attuale delle cose, “si ripercuoterebbe solo su cittadini e pensionati”. David Cameron, Premier britannico conservatore ha così commentato le affermazioni propositive di Sarkozy: “Se la Francia vuole adottare la Tobin Tax sulle transazioni finanziarie è libera di farlo. Noi non la seguiremo”. Il 23 e il 30 gennaio prossimo, i leader europei sono attesi a Bruxelles per il summit dell’Ecofin (riunione ministri finanze) e del Consiglio europeo (capi di Stato e di Governo).

Italia possibilista, ma solo se la scelta è condivisa. Mario Monti ha parlato chiaro: “Siamo disposti a lavorare, ma mai e poi mai se fosse introdotta solo in Italia”. Il premier italiano sposa così la linea non tanto tedesca quanto di Bruxelles, che vorrebbe la Tobin tax in tutti i 27 Paesi Ue. Da ricordare che Monti ha conseguito il suo dottorato di ricerca all’università di Yale negli Stati Uniti proprio seguendo le lezioni del professor James Tobin, ideatore dell’omonima tassa.

La proposta di Bruxelles resta sulla carta. La Commissione europea ha presentato la sua proposta di tassazione sulle transazioni finanziarie a livello europeo già il 28 settembre scorso. L’imposta si applicherebbe a tutte le transazioni di strumenti finanziari tra soggetti finanziari per le quali almeno una controparte si trovi all’interno dell’Ue. Lo scambio di azioni e obbligazioni sarebbe tassato con un’aliquota dello 0,1%, mentre per i derivati il tasso sarebbe dello 0,01%. Si parla di un gettito di 57 miliardi di euro l’anno, risorse preziose soprattutto in tempi di crisi. Questi fondi andrebbero a rimpinguare le casse dell’Unione per poi essere impiegate, ad esempio, per sostenere crescita e occupazione. E Bruxelles non scarta l’ipotesi che una loro parte finanzi direttamente il bilancio degli Stati membri.

di Alessio Pisanò

Un commento a “Tobin Tax in Europa, accordo solo a parole”

  1. Paolo ha detto:

    Questa tassa mi sembra tanto una presa in giro. Spero che si siano fatti i calcoli perche’ tra il gettito mancato del capital gain e l’aumento implicito dei tassi di interesse dei titoli di stato e la distruzione di posti di lavoro nel sistema finanziario e’ molto probabile che il gettito dello stato sarebbe negativo. La stessa commissione europea stima un calo del pil del 1.5 %.
    Mettere una tassa che provoca una perdita per i cittadini come tali e provoca una perdita ai conti dello stato mi sembra una idiozia.
    Ma con questa europa non sarebbe la prima volta.