Tobin Tax, verso il Consiglio UE. Consumatori: l’Italia si pronunci a favore

Si torna a parlare di Tobin Tax, la famosa tassa sulle transazioni finanziarie che l’Europa vuole introdurre. Ma non tutti i Paesi sono d’accordo e la discussione a Bruxelles si fa sempre più serrata in vista del prossimo Consiglio Europeo che si terrà il 18 ottobre. Tra i principali paesi favorevoli alla Tobin Tax ci sono Francia e Germania: qualche giorno fa i ministri delle Finanze tedesco e francese hanno inviato una lettera alla Commissione Europea chiedendo di formalizzare una proposta per l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie in almeno 9 Paesi con il meccanismo della cooperazione rafforzata.

Francia e Germania vorrebbero che la proposta a nove sia pronta entro la fine dell’anno, per entrare in vigore già dal 2013 (obiettivo definito ambizioso dalla Commissione Europea).  Mentre Gran Bretagna, Irlanda, Olanda, Svezia, Lussemburgo e Malta si sono dichiarati apertamente contrari alla Tobin Tax, sembra che l’Italia e la Spagna la starebbero usando come strumento di trattativa con Berlino nella gestione della crisi dei debiti sovrani.

Dall’altro lato, il fronte dei favorevoli include Austria, Finlandia, Grecia, Slovenia, Belgio, Portogallo e Polonia. Secondo i calcoli del Parlamento Europeo, la tassa sulle transazioni finanziarie, se applicata in tutti gli Stati membri, consentirebbe di raccogliere, attraverso aliquote minime (0,1% per obbligazioni e azioni, lo 0,01% sui derivati), circa 57 miliardi di euro ogni anno.

In Italia il dibattito è rilanciato dalle Associazioni dei consumatori. Secondo Federconsumatori e Adusbef la Tobin Tax sarebbe un forte antidoto contro l’avidità dei banchieri, l’azzardo morale della finanza e la speculazione che piazza sul mercato titoli come i derivati Otc arrivati a 700.000 miliardi di dollari contro un Pil mondiale di 60.000 miliardi. “E’ urgente che il Governo italiano sostenga, al Consiglio Europeo del prossimo 18 ottobre,la tassa sulle transazioni finanziarie, osteggiata dalla Gran Bretagna e dai banchieri della City, ma voluta da Francia e Germania, come formidabile deterrente alle speculazioni finanziarie di banche d’affari e spregiudicati banchieri” dichiarato Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, Presidenti di Adusbef e Federconsumatori.

Le Associazioni chiedono anche la separazione delle attività bancarie tradizionali da quelle di affari, come fece il Presidente Usa Roosevelt nel 1933 per porre fine agli eccessi finanziari all’origine della Grande depressione (la famosa Glass-Steagall Act). “L’abrogazione del principio di Glass-Steagall – aggiungono i due Presidenti – avvenuta su pressione delle banche di affari sull’amministrazione Clinton, successivamente in Italia ed in Europa,  è stata la principale causa dei dissesti e dei disastri finanziari, che  anche in Italia hanno mietuto vittime tra famiglie ed imprese, come dimostrano le inchieste penali della magistratura, caratterizzata dallo spaccio di derivati avariati alle PMI, anche con il ricatto del mancato rinnovo del fido”.

Secondo le Associazioni l’Italia può iniziare una nuova fase che vede il risparmio impiegato con prudenza, come volano principale dell’economia reale, con vantaggi per l’intera collettività. 

 

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