Transparency International, bene multinazionali, opache banche e assicurazioni

Le maggiori multinazionali quotate in borsa sono più trasparenti rispetto al passato, ma non troppo: fatti progressi nella pubblicazione dettagliata dei loro programmi anticorruzione, ma c’è ancora tanto da fare per aumentare il livello di trasparenza verso i cittadini e gli stakeholder. Un discorso a parte per banche e assicurazioni che sono ancora piuttosto opache. E’ quanto emerge dall’analisi, pubblicata ieri da Transparency International, “Transparency in Corporate Reporting: Assessing the World’s Largest Companies”  che ha valutato le 105 maggiori società quotate in borsa in base al loro impegno pubblico per la trasparenza.

Sono 3 i parametri presi in considerazione: l’accessibilità al pubblico delle informazioni relative ai propri sistemi anti-corruzione, la trasparenza delle strutture interne di governance e la quantità delle informazioni finanziarie disponibili per ogni paese in cui operano. I punteggi vanno da 0 a 10, dove 0 è il livello più basso di trasparenza e 10 il più alto.

Eni ed Enel sono le uniche multinazionali italiane prese in esame e i risultati che hanno ottenuto sono abbastanza positivi: Enel si piazza al 20° posto con un punteggio di 6,2 ed Eni al 33° con 5,9. Entrambe le aziende, però, soffrono l’assenza di adeguati standard di reportistica per quanto riguarda il dettaglio degli investimenti paese per paese: Enel ottiene per questo indicatore la percentuale bassissima dello 0,8%, Eni di poco superiore (1,3%).

Su un totale di 17 aziende del settore petrolifero e del gas Eni arriva nella prima metà della classifica, al 6° posto ed ottiene la sua miglior performance (92%) per la qualità nella pubblicazione dei programmi anti-corruzione; Enel si colloca al primo posto su un totale di 4 aziende analizzate nel settore delle utenze e raggiunge il 100% per quanto riguarda il livello di trasparenza relativa alla governance di gruppo.

Nel complesso, rispetto al report pubblicato da Transparency nel 2008, le imprese mostrano alcuni miglioramenti. Elogi per l’azienda norvegese Statoil che arriva prima in classifica con il punteggio di 8.3: ottiene il 100% nei primi due indicatori e il 50% nella quantità delle informazioni finanziarie disponibili per ogni paese in cui opera. La Statoil pubblica informazioni significative sui suoi programmi anticorruzione, le filiali, le tasse e profitti nei 37 Paesi in cui opera.

Come dicevamo all’inizio, sono scarsi i risultati raggiunti invece dagli istituti bancari e assicurativi relativamente alla pubblicazione delle proprie misure interne di trasparenza. “Nonostante il ruolo chiave giocato dall’opacità delle strutture societarie nelle recenti crisi finanziarie e i diversi richiami a una maggior trasparenza in questo settore – si legge nel report – le 24 società finanziarie analizzate hanno ottenuto una valutazione media di solo 4,2. “Se i dati economici non vengono divulgati con un adeguato livello di trasparenza per ogni Paese in cui si opera, risulta difficile conoscere l’impatto reale sui Governi locali, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo – ha dichiarato Jermyn Brooks, presidente dell’Advisory Board per il settore privato di Transparency International – L’esperienza ha dimostrato che l’obbligo di pubblicazione incoraggia le imprese a costruire solidi sistemi di gestione che favoriscono la trasparenza, migliorando di conseguenza anche i meccanismi anti-corruzione“.

L’istituto con la peggiore performance è la Bank of China che arriva ultima (105esima) con percentuali dello 0% rispetto all’accessibilità al pubblico delle informazioni relative ai propri sistemi anti-corruzione e per le informazioni finanziarie disponibili nei paesi in cui opera.

Ma ci sono anche altri colossi, ad esempio del settore di Internet e telecomunicazioni in generale, che arrivano in fondo alla classifica: Google, il re dei motori di ricerca, si piazza al 95° posto con il punteggio di 2,9 (totale opacità nella quantità di informazioni finanziarie disponibili per ogni paese in cui opera). Fa peggio Amazon.com che arriva 99esima, mentre la “grande mela” Apple arriva al 91° posto con 3,2 punti. Microsoft è un po più sù, ma di poco: 85esima con 3,4 punti.

Passando ad altri campi, è interessante la posizione di Visa: 83esima con 3,5 punti.  La multinazionale simbolo dei bambini, la Walt Disney non si può dire che brilli per trasparenza: infatti arriva all’86° posto. E’ comunque davanti a Goldman Sachs Group (87° con 3,3 punti). 

Un altro dato significativo è l’assoluta opacità rispetto ai contributi che le multinazionali forniscono ai partiti politici: la metà delle società valutate non pubblica le informazioni sui contributi ai partiti politici. “Le multinazionali giocano un ruolo fondamentale sul palcoscenico globale della corruzione. È giunto il momento per loro di assurgere a protagonisti anche nell’identificazione delle soluzioni. Per questo motivo devono mostrare, per prime, miglioramenti significativi”, ha dichiarato Cobus de Swardt, Managing Director di Transparency International.

Transparency International chiede alle imprese di collaborare nelle azioni di contrasto alla corruzione, rendendo trasparenti ed accessibili le informazioni relative alla propria governance e i dati sui flussi di denaro nei Paesi in cui operano. Grazie a una maggiore trasparenza e disponibilità di informazioni, i cittadini saranno in grado di controllare i contributi alla politica, una questione fondamentale di responsabilità per i Governi in tutto il mondo. I Governi e le Autorità di regolamentazione dovrebbero richiedere degli standard minimi di trasparenza più elevati alle aziende che usufruiscono di contributi per l’esportazione o che concorrono ad appalti pubblici. Gli stessi investitori dovrebbero promuovere una maggiore trasparenza nel reporting aziendale per garantire una crescita economica etica e sostenibile ed una sana gestione dei rischi.

 

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