Unimpresa: più difficoltà a pagare prestiti e continua stretta del credito

Aumenta la difficoltà nel pagare le rate dei prestiti: i finanziamenti non pagati sono quasi raddoppiati in meno di tre anni. Gli “arretrati” valgono 103 miliardi di euro per le imprese e più di 31 miliardi per le famiglie. Accanto alla crescita delle sofferenze bancarie, però, perdura la stretta del credito: le erogazioni degli istituti di credito sono scese, complessivamente, del 4,46% nell’ultimo anno. Va giù anche il comparto dei mutui casa. I dati sono di Unimpresa che denuncia: “Da Governo e banche scarsa attenzione a questione credito”.

Crescono dunque le sofferenze nelle banche: negli ultimi 12 mesi sono aumentate del 22,7% arrivando a sfiorare i 150 miliardi di euro a novembre scorso. La fetta maggiore di prestiti che non vengono rimborsati regolarmente agli istituti di credito è quella delle imprese (103,1 miliardi). Le “rate non pagate” dalle famiglie valgono più di 31 miliardi, mentre quelle delle imprese familiari quasi 13 miliardi. Superano il tetto dei 2 miliardi, poi, le sofferenze della pubblica amministrazione, delle assicurazioni e di altre istituzioni finanziarie. Complessivamente le sofferenze adesso corrispondono al 10,54% dei prestiti bancari, in aumento rispetto all’8,20% di un anno fa. Alla fine del 2010 le sofferenze ammontavano a 77,8 miliardi: in meno di tre anni, quindi, sono quasi raddoppiate sfiorando un incremento percentuale di 90 punti. Secondo lo studio di Unimpresa, basato su dati della Banca d’Italia, in totale le sofferenze sono passate dai 121,8 miliardi di novembre 2012 ai 149,5 miliardi di novembre 2013 (+22,76%). Nel dettaglio, la quota delle imprese è salita da 81,6 miliardi a 103,1 (+26,31%) in aumento di 21,4 miliardi. La fetta relativa alle famiglie è cresciuta da 27,5 miliardi a 31,5 miliardi (+14,34%) in salita di 3,9 miliardi.

A novembre 2012 le sofferenze corrispondevano all’8,20% dei prestiti bancari, percentuale salita al 10,54% a novembre del 2013. Rispetto alla fine del 2010 le sofferenze sono sostanzialmente raddoppiate. Parallelamente, però, sono chiusi i rubinetti del credito e negli ultimi dodici mesi sono stati tagliati più di 66 miliardi di euro di prestiti, calati al ritmo di oltre 5 miliardi al mese.

Da novembre 2012 a novembre 2013 il totale dei finanziamenti al settore privato è diminuito di 66,2 miliardi di euro passando da 1.485,2 miliardi a 1.419 miliardi. Una riduzione che interessa sia le famiglie (-9,1 miliardi) sia le imprese (-57 miliardi). Le erogazioni degli istituti di credito sono scese, complessivamente, del 4,46% nell’ultimo anno. Sul versante delle famiglie, in un anno si registra una flessione nel credito al consumo pari a 1,3 miliardi (-2,28%);  ci sono meno prestiti personali per 3,6 miliardi (-1,97%); va giù anche il comparto dei mutui casa con le erogazioni degli istituti calate di 4 miliardi (-1,12%). Spiega Unimpresa: “Il mercato immobiliare, così rilevante per il prodotto interno lordo italiano e per le prospettive di crescita economica, resta dunque privato della liquidità necessaria a ripartire; la contrazione dei finanziamenti non consente al business del mattone di rimettersi sul sentiero della crescita. In totale, lo stock di finanziamenti alle famiglie è calato in un anno da 611,1 miliardi a 602 miliardi con una diminuzione di 9,1 miliardi (-1,49%)”.

“Siamo allarmati: di fronte alla sempre maggiore difficoltà, sia delle famiglie sia delle imprese, nel pagare le rate dei finanziamenti, assistiamo a un atteggiamento di superficialità da parte del Governo di Enrico Letta, che poco sta facendo per risolvere la questione del credito – afferma Paolo Longobardi, presidente Unimpresa – Altrettanto preoccupante è la posizione dei rappresentanti delle banche che cercano di sminuire il problema, interpretando i numeri affinché non si punti il dito contro l’industria creditizia”.

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