Veneto Banca, Confconsumatori: “Ci costituiremo parte offesa”

“Ci costituiremo parte offesa”, dice Confconsumatori di fronte alla pioggia di accuse che si stanno riversando su Veneto Banca. L’associazione, che sta già assistendo alcuni azionisti, ritiene necessario costituirsi parte offesa nel procedimento penale che si instaurerà per tutelare i risparmiatori azionisti che hanno acquistato le azioni Veneto Banca. veneto-bancaSostiene l’avvocato Antonio Pinto componente del direttivo di Confconsumatori: “Laddove le ipotesi accusatorie della Procura trovassero conferma nel corso del giudizio, gli azionisti avrebbero subito tre tipi di danno risarcibile: aver acquistato azioni ad un prezzo che potrebbe essere superiore a quello veritiero, esser stati indotti a comprare azioni, come contropartita di finanziamenti, avere in portafoglio azioni che, non essendo quotate appaiono di difficile smobilizzo”.

Ma cosa sta succedendo? Veneto Banca, spiega Confconsumatori, è indagata per diversi presunti comportamenti illeciti fra i quali l’aver falsato il valore delle azioni e l’aver offerto fidi contro acquisti di azioni. Confconsumatori intende costituirsi parte offesa nel processo penale che si instaurerà. La Procura di Roma, spiega l’associazione, sta indagando alcuni ex dirigenti di Veneto Banca, che in Puglia ha incorporato Banca Apulia, con riferimento ad accuse di «ostacolo all’attività di vigilanza» della Banca d’Italia, nonché per «gravi anomalie nella gestione», che potrebbero aver danneggiato i circa 88mila azionisti della Banca. L’indagine è condotta dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza e nasce dagli accertamenti ispettivi di Bankitalia del 2013.

Spiega Confconsumatori: “Secondo l’ipotesi della Procura, alcuni dirigenti avrebbero tentato di nascondere la decurtazione economica del patrimonio cosiddetto di vigilanza indicando nelle segnalazioni periodiche a Banca d’Italia un patrimonio di vigilanza (principale parametro per la valutazione dell’istituto) superiore a quello effettivo. Inoltre, la Procura ipotizza anche che la Banca avrebbe rappresentato «all’autorità di vigilanza di possedere un indice di solvibilità (denominato Core Tier 1), superiore all’8% mentre in realtà il valore era al 6,3%». Un comportamento grave riguarderebbe i prestiti: l’ipotesi al vaglio dei Giudici è che siano stati accordati troppo facilmente ai membri dell’ex CdA dell’istituto veneto (per ben 140 milioni di euro), oppure concessi ad aziende a fronte dell’acquisto massiccio di azioni”. Un’altra accusa è che la Banca avrebbe diffuso «un valore dell’azione Veneto Banca non rispondente al vero» giudicata da Bankitalia «un price/book value (1,43) incoerente con il contesto economico attuale».

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