Costa Concordia: è in gioco il ruolo della conciliazione in Italia

Mara Colla, Presidente di Confconsumatori, spiega perché l’associazione insiste nell’apertura di un tavolo di conciliazione paritetica. La scorsa settimana, Confconsumatori ha illustrato la sua proposta di risarcimento dei danneggiati: una procedura di conciliazione paritetica, sul modello dei protocolli sottoscritti dalle associazioni dei consumatori con le più grandi aziende italiane.

La settimana scorsa avete illustrato la vostra proposta di conciliazione a Costa. Si tratta di una posizione nuova?

 

Tutt’altro. Nell’immediatezza del disastro, Confconsumatori ha ragionato sulle modalità di gestione degli aspetti della vicenda, di diversa gravità e urgenza. In considerazione del numero dei passeggeri a bordo, oltre all’equipaggio, abbiamo considerato necessario ipotizzare modalità che permettessero di esaminare nel più breve tempo possibile le singole situazioni, sulla base di criteri di rimborso e di indennizzo predefiniti. Bisognava evitare, infatti, che si radicasse il contenzioso legale come unica possibilità di ristoro; che a situazioni uguali potessero essere date soluzioni diverse; che la richiesta di rimborso e indennizzo non risultasse un costo per persone già così pesantemente colpite.

 

Ma, intanto, in questi due mesi sono emerse diverse posizioni.

 

Il punto di vista di Confconsumatori sulla vicenda era ed è giuridico-legale e non meramente commerciale. Con questo atteggiamento l’associazione ha aderito, prima, al Comitato naufraghi, proposto da altra associazione, con l’intento di costituire un punto di gestione unitaria degli aspetti della vicenda e di interlocuzione con l’Armatore o chi per esso e, poi, ha partecipato all’incontro promosso da Astoi il 26 gennaio scorso.

 

Proprio in relazione a quest’ultimo incontro resta il fatto che non avete sottoscritto l’accordo raggiunto da quasi tutte le altre associazioni.

 

La proposta che Costa Crociere ha avanzato non ha trovato la condivisione di Confconsumatori per ragioni di metodo, non di quantum, e di contenuti. Gli importi offerti – al primo incontro (!) fra Costa e associazioni – avrebbero potuto essere proposti come provvisionale invece che a saldo; il termine assegnato ai naufraghi, entro il quale accettare la proposta, era troppo esiguo in rapporto al valore della liberatoria richiesta ai passeggeri. Sul punto, vale la pena ricordare che l’associazione francese Fenvac ha sottoposto al Tribunale di Nanterre i contenuti dell’offerta della Società. Il Tribunale, dopo aver espresso il proprio giudizio sull’offerta, ha ordinato che i passeggeri di nazionalità francese possono comunicare l’adesione entro il termine del 14 maggio 2012. Quelli italiani restano ancorati al 31 marzo 2012. Anche questa discrepanza, dal nostro punto di vista inammissibile, postula l’adozione di un’ottica giuridico-legale e non commerciale per la gestione dell’intera vicenda.

 

Ma allora in cosa consiste la vostra proposta?

 

Ad avviso di Confconsumatori esiste un’unica possibilità per rimborsare e indennizzare i passeggeri in modo rapido, equo e trasparente: istituire un tavolo di conciliazione paritetica, sul modello “Parmalat – Banca Intesa”, composta da un conciliatore per Costa e da uno per l’associazione dei consumatori, i quali potranno pervenire o meno alla quantificazione e determinazione di un accordo risarcitorio, redigendo e sottoscrivendo relativo verbale. In caso di accordo raggiunto, comprendente l’offerta scaturita dal tentativo di conciliazione, il passeggero dovrà sottoscriverlo per l’accettazione o il rifiuto dell’offerta ricevuta.

 

E tale accordo dovrà consentire anche la partecipazione e l’adesione delle associazioni dei consumatori di tutti i paesi di provenienza dei naufraghi.

 

Cos’altro avete chiesto a Costa Crociere?

 

Abbiamo chiesto la costituzione di un fondo per finanziare borse di studio, lavori di ricerca e progetti su questioni attinenti la prevenzione degli incidenti in mare e la sicurezza sulle navi, in collaborazione con le associazioni dei consumatori.

 

A questo punto ritenete di poter ricevere una risposta positiva da Costa?

 

Poiché la Società può avere interesse a ragionare sulla proposta di conciliazione illustrata da Confconsumatori per recuperare credito verso i clienti anche potenziali, per migliorare la propria posizione nei confronti del Giudice penale e per contenere i costi relativi alla tragedia, ci si augura che possa essere compresa e accettata.

 

Ma per quali motivi insistete così tanto sulla conciliazione?

 

Siamo convinti che è in gioco il ruolo che le associazioni dei consumatori intendono dare allo strumento della conciliazione. Se passerà il principio che i casi di rilevante gravità, come quello in esame, non possono essere risolti attraverso la conciliazione, tale strumento risulterà fortemente sminuito per il futuro, e rischierà di essere relegato ad una funzione minore, utilizzato solo in alcuni settori per la definizione di pratiche di modesta entità. Invece, la conciliazione, per sua natura e per come storicamente è stata praticata in Italia dalle associazioni dei consumatori, deve poter essere uno strumento di risoluzione di tutte le controversie tra consumatori e aziende, a prescindere dall’entità dei danni. Difendendo e promuovendo la conciliazione sul caso Costa, nutriamo quindi la sana ambizione di difendere non solo la dignità dello strumento, ma anche e soprattutto la possibilità di accrescerne l’importanza. E a questo obbiettivo crediamo siano interessate tutte le associazioni dei consumatori.

 

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