Multiproprietà, ancora vittorie per Confconsumatori: nulli i contratti con oggetto indeterminato

Continuano le battaglie vinte da Confconsumatori in materia di multiproprietà. Dalla Corte d’appello di Bologna arrivano, infatti, due sentenze che dichiarano la nullità dei contratti d’acquisto di una multiproprietà, sottoscritti da due coppie di associati Confconsumatori.

La Corte ha accertato la nullità dei contratti, aventi ad oggetto l’acquisto del diritto esclusivo di occupazione in sistema fluttuante Trust nei complessi turistico-immobiliari del Club La Costa “nel periodo di codice rosso di stagione Alta” a causa della sua assoluta indeterminatezza. Secondo il giudice è mancata l’indicazione del luogo in cui i sottoscrittori avrebbero potuto recarsi e del periodo di tempo durante il quale il  diritto oggetto del contratto avrebbe potuto essere esercitato, non essendo sufficiente limitarsi a parlare, come specificato, di “periodo rosso”.

Conclusioni che hanno ribaltato due precedenti sentenze del Tribunale di Parma, che aveva ritenuto  infondata la richiesta di nullità per indeterminatezza dell’oggetto, essendo questo non determinato, ma certamente determinabile sulla base della documentazione consegnata agli acquirenti.

Confconsumatori, che ormai da anni critica queste operazioni di timesharing, segnala che la società venditrice è stata dichiarata fallita, e i consumatori non potranno recuperare né la somma versata, rispettivamente di oltre 11mila euro e 10.715 euro per l’acquisto, né le spese giudiziali corrisposte in esecuzione della decisione di primo grado.

“Le sentenze – secondo l’avv. Giovanni Franchi, il legale Confconsumatori che ha difeso in giudizio le coppie sia in primo grado che in appello – confermano l’orientamento giurisprudenziale espresso da diverse altre sentenze dei Tribunali di Trieste, di Verona e persino di Parma, che in seguito ha mutato il proprio giudizio, per le quali il contratto di acquisto di queste multiproprietà è nullo a causa della indeterminatezza dell’oggetto, non bastando specificare che l’acquirente potrà utilizzare il bene nel periodo rosso, dovendosi invece indicare con chiarezza i giorni destinati all’utilizzo”.

“Il fatto che la società venditrice sia fallita e sia passato tanto tempo dall’inizio del giudizio (maggio 2002) comporta – conclude l’avv. Franchi – che i consumatori abbiano motivo per chiedere l’indennizzo allo Stato secondo quanto previsto dalla legge Pinto (legge n. 89/2001)”.

 

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