Security scanner, efficaci quelli a onde millimetriche attive

I security scanner con tecnologia a onde millimetriche attive sono i più efficaci e non pongono i problemi di salute e privacy sollevati nel corso della sperimentazione. Già entro marzo il CISA-Comitato Interministeriale per la Sicurezza del Trasporto Aereo e degli Aeroporti potrebbe decidere di adottarli in alcuni aeroporti per i voli verso gli Stati Uniti e Israele.

E’ quanto è emerso durante la conferenza stampa che si è tenuta oggi a Roma presso la sede dell’Enac per presentare i risultati della sperimentazione condotta nel 2010 negli aeroporti di Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Venezia e Palermo. La sperimentazione ha riguardato proprio l’attendibilità dei security scanner, valutandone l’opportunità e il numero di macchinari da impiegare negli scali nazionali, in armonia con il regolamento europeo che è stato emanato a novembre scorso.

“I primi risultati non ci convincevano – ha affermato durante la conferenza il presidente dell’Enac Vito Riggio – c’erano troppi falsi allarmi e i tempi di smaltimento risultavano troppo lunghi. Nella seconda fase sono stati testati i security scanner L3 Provision con algoritmo ATR (Automatic Target Recognition) che hanno ridotto i casi di falsi allarmi e di mancato rilevamento degli oggetti ed hanno anche ottimizzato il tempo necessario per eseguire i controlli”.

Parliamo di una media di 37-39 secondi a passeggero, su un campione di 50.000 persone; in un’ora quindi si effettua il controllo su 120 passeggeri. Dei 37 secondi soltanto 3 servono per lo screening vero e proprio, il resto è il tempo di preparazione. Prima di passare sotto i security scanner, infatti, bisogna spogliarsi completamente di tutti gli oggetti che si hanno addosso, dalle collane ai fazzoletti, poiché la macchina emette delle microonde attive che penetrano nei vestiti e rimbalzano sul corpo mettendo in evidenza tutto ciò che incontrano.

A differenza dei metal detector, sono in grado di “vedere”  tutti gli oggetti, non solo quelli metallici e risultano, quindi, più sicuri. Inoltre le onde vengono assorbite dal corpo soltanto minimamente, paragonabili alle onde del cellulare, e non c’è alcun problema per la salute. Tutto ok anche dal punto di vista della privacy visto che l’immagine che si crea non è altro che un’immagine stilizzata, non reale, e non verrà archiviata, ma utilizzata soltanto nel momento del passaggio. Se poi si hanno protesi o pacemaker questi non verranno visti poiché sono all’interno del corpo e la macchina vede solo ciò che si interpone tra il corpo e i vestiti.

Ma allora gli aeroporti sono pronti ad accogliere i security scanner? Non è così semplice. “Il problema che rimane – ha detto Riggio – è quello dell’informazione al passeggero. All’aeroporto di Fiumicino, ad esempio, abbiamo riscontrato una differenza significativa tra i passeggeri statunitensi e i nostri poiché negli Stati Uniti sono già stati installati oltre 350 security scanner”. Quindi fondamentale per l’introduzione dei nuovi dispositivi sarà l’informazione dei passeggeri e la formazione degli operatori che devono preparare il passeggero prima che si metta in fila per il controllo, in modo che quando arriva il suo turno si sia già spogliato degli oggetti e sappia come posizionarsi sotto la macchina (con le braccia in alto).

Ma c’è anche un altro problema: i security scanner saranno sostitutivi o integrativi? “Noi vogliamo mantenere i metal detector – ha detto il presidente dell’Enac – Se il passeggero si rifiuta di passare sotto il security scanner passerà sotto il metal detector e poi verrà perquisito manualmente. Noi crediamo di essere già ad un livello di sicurezza molto alto, il problema è risparmiare tempo e cercare un sistema di controllo meno invasivo della perquisizione”. Quindi i security scanner, in futuro, potrebbero sostituire del tutto le altre macchine con il risultato che sarebbero più sicuri e più veloci. Certo serviranno le risorse per comprarli: per ora ci sono soltanto 2 milioni di euro, messi a disposizione dall’Enac nella fase di avvio della sperimentazione. Questi soldi dovrebbero servire ad acquistare i security scanner, almeno per Milano Malpensa e Roma Fiumicino, e garantire la formazione del personale. Per gli altri si vedrà, sarà il Governo a decidere quando e come investire; le risorse poi saranno incluse nelle tasse aeroportuali, ma per il momento non ci sono costi aggiuntivi.

Di sicuro il problema della salute non c’è anche perché, a differenza dell’Inghilterra, in Italia non si è mai pensato di sperimentare raggi ionizzanti poiché questo è consentito solo per scopi medici. E poi, ha precisato il direttore generale dell’Enac Alessio Quaranta, l’obiettivo non è quello di scannerizzare corpi, ma la sicurezza. Non a caso anche la terminologia è stata adeguata e non si parla di body scanner, ma di security scanner”.    

di Antonella Giordano   

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