Settimana bianca, Federconsumatori: in costante aumento gli italiani appassionati di sci

Italiani, un popolo di sciatori. Dal 2007 al 2011 il numero degli appassionati di sport invernali è aumentato del 21%, passando da 8,5 milioni a quasi 10,3 milioni, e la spesa media a stagione è di 7,3 miliardi di euro.

La spesa comprensiva di trasporto, alloggio, cibo, impianti, corsi di sci e divertimenti negli ultimi 3 anni per le settimane bianche è stata pressoché stabile, circa 600 euro a persona, inferiore di 8 punti percentuali rispetto al 2007/2008. La settimana bianca supera, per numeri, il weekend sulla neve, mentre fino al 2009 era il contrario. Nel 2011 il giro d’affari complessivo è stato di 7,3 miliardi di euro. Sono alcuni dati che emergono dalle analisi effettuate dalla Federalberghi tra gennaio e marzo 2011.

“Questi numeri – commenta il Presidente della Federalberghi, Bernabò Bocca – fotografano un fenomeno che senza tema di smentita rappresenta il pilastro sul quale poggia l’economia turistica di molte realtà montane italiane. L’auspicio è che le politiche nazionali e le scelte promozionali possano supportare una simile risorsa che consente all’Italia di competere ad armi pari con nazioni a vocazione sciistica ben più antica della nostra”.

Tra le località sciistiche più gettonate ci sono il Trentino-Alto Adige, che è la più “frequentata” in assoluto negli ultimi 5 anni con una media del 38,5% di domanda; seguono Piemonte, Lombardia e Valle d’Aosta (con l’8,9%, l’8,5% e il 7,8%). Completano il quadro Veneto e Abruzzo. Le strutture ricettive scelte per la settimana bianca sono, in maggioranza assoluta, l’albergo (il 48,1% della domanda); il 16,6% ha la casa di proprietà.

A colorare le vacanze bianche c’è una nota della Cia-Confederazione italiana agricoltori che segnala come la stagione sciistica calabrese si sia arricchita di due bevande, adatte a chi soffre di intolleranza alimentari: il “capriccino” e “cioccaprino”, due bevande calde a base di latte di capra, realizzato da un gruppo di agricoltori silani.

“Il latte di capra – spiega la Cia – ha ottime proprietà e costa poco di più del latte vaccino per la grande differenza produttiva dei due alimenti. Basti pensare che una capra realizza circa 2,5/3 litri di latte al giorno contro i 20/30 litri che può produrre una mucca. Anche il metodo di estrazione avviene, generalmente, in modo dissimile: nel caso delle mucche la mungitura è meccanizzata, mentre per le capre in molti casi è ancora manuale”. Per questi il “capriccino” è proposto al pubblico al prezzo di circa 2 euro contro 1,20/1,50 del cappuccino classico.

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