Omicidio stradale, tra favorevoli e contrari

Il Governo sta pensando di introdurre l’omicidio stradale che dovrebbe prevedere una pena da 8 a 18 anni per chi uccide qualcuno mentre è alla guida in stato di ebbrezza per effetto di alcol o sostanze psicoattive. Il Ministro dello Sviluppo economico e dei Trasporti Corrado Passera ha espresso il suo favore all’introduzione dell’omicidio stradale, precisando, in audizione alla Commissione trasporti della Camera, che “il tema va approfondito guardando al quadro europeo”.

L’annuncio di Passera ha suscitato reazioni opposte. C’è chi è favorevole, come Carmelo Lentino, portavoce di BastaUnAttimo, la campagna nazionale per la sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera: “Salutiamo con piacere l’importante apertura del Ministro Corrado Passera che finalmente riconosce la gravità delle morti causate da chi si mette alla guida di un mezzo sotto l’effetto di alcol o sostanze stupefacenti – ha affermato Lentino – Attualmente, purtroppo, queste erano considerate come fossero morti di serie B. La certezza della pena, ed una pena adeguata al reato che è stato commesso, devono essere alla base di un’azione di contrasto al fenomeno dell’incidentalità stradale affinché l’Italia, che ha fallito l’obiettivo del 2010, possa invece raggiungere quanto previsto dalla Carta Europea per la Sicurezza Stradale nel 2020”. “Serve una società più giusta – ha concluso il portavoce di BastaUnAttimo – dove chi uccide riceva una giusta condanna. Questo, però, deve andare di pari passo con un serio investimento per la formazione all’educazione stradale e la sensibilizzazione all’incidentalità”.

Tra gli scettici c’è, invece, l’Aduc che invita alla cautela, poiché l’utilizzo inflazionistico e propagandistico della giustizia penale ha finito per renderla molto spesso inefficace, specialmente contro chi ha i mezzi per difendersi. “Una giustizia classista che finisce per portare in carcere piccoli delinquenti, spesso tossicodipendenti e stranieri, non sempre in grado di difendersi al meglio”. L’Associazione ribadisce che “da un governo tecnicamente preparato ci si aspetterebbe innanzitutto una vasta opera di depenalizzazione, mentre ad oggi si parla solo di introdurre nuovi reati“. Inoltre, secondo l’Aduc, c’è una discriminazione tra alcool e droghe: gli esami tossicologici, infatti, possono rilevare presenza di cannabis e altre sostanze per giorni e anche settimane, contrariamente all’alcool.

L’Associazione chiede quindi al Governo di fare molta attenzione all’utilizzo dello strumento penale e alla discriminazione tra alcool e droghe, affinché si interrompa un percorso che ha portato allo sfascio della giustizia e del sistema penitenziario, con l’effetto paradossale di ridurre a zero l’effettività della legge, soprattutto per chi ha i mezzi per difendersi. “Piuttosto, si possono inasprire le pene attuali e soprattutto investire in controlli preventivi sulle strade. Siamo fanalino di coda in Europa in materia di controlli stradali, e non per l’assenza di norme penali. Ma si sa, questo comporta spese e personale, e in periodi di crisi del nostro debito pubblico, costa meno annunciare l’invenzione di nuovi reati”.

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