RFI, Corte Ue: si indipendente dal mercato

Non garantendo l’indipendenza del gestore dell’infrastruttura ferroviaria, l’Italia non rispetta il diritto dell’Unione. E’ quanto sostiene la Corte di Giustizia dell’unione Europea pronunciandosi nel ricorso avviato dalla Commissione nei confronti dell’Italia. Con il suo ricorso, la Commissione ha fatto valere, anzitutto, che la normativa italiana non garantisce l’indipendenza di gestione del gestore dell’infrastruttura. Il diritto italiano, infatti, ripartisce la gestione delle «funzioni essenziali» tra, da un lato, Rete Ferroviaria Italiana SpA («RFI»), il gestore dell’infrastruttura sulla base di una concessione del Ministero dei Trasporti, e, dall’altro, questo stesso Ministero. RFI, pur essendo dotata di personalità giuridica autonoma, fa parte del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane («gruppo FS»), che comprende altresì Trenitalia SpA, la principale impresa ferroviaria italiana. RFI è incaricata del calcolo dei diritti di accesso alla rete per ogni operatore e della loro riscossione, sulla base delle tariffe fissate dal Ministro.

Questa previsione – secondo la Commissione – è in contrasto con il diritto dell’Unione che conferisce agli Stati membri il compito di istituire un quadro per l’imposizione dei diritti nel rispetto dell’indipendenza gestionale del gestore dell’infrastruttura, cui determinare i diritti per l’utilizzo dell’infrastruttura e provvedere alla loro riscossione. Per contro, secondo la Commissione, riservandosi il potere di fissare il livello dei diritti di accesso alla rete, l’Italia priverebbe il gestore di uno strumento essenziale di gestione.

La Corte di giustizia europea ritiene che ”la determinazione dei diritti, fissata di concerto con il ministro, vincoli il gestore”. Nella sentenza si chiarisce che ”sebbene il ministro eserciti un mero controllo di legittimita’, detto controllo dovrebbe tuttavia spettare all’organismo di regolamentazione, nel caso di specie all’Ursf”.

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