Imposta di soggiorno, Federalberghi: un “condensato di fantasia”

L’applicazione dell’imposta di soggiorno, la tassa richiesta ai turisti che alloggiano negli alberghi di alcuni comuni, è “un condensato di fantasia” difficile da spiegare, una “tassa all’italiana” che finisce per essere applicata con differenze notevoli sia per le esenzioni previste, sia per l’ammontare stesso della tassa. È la posizione espressa da Federalberghi che ha realizzato un’indagine, svolta in collaborazione con Mercury Srl, sull’applicazione della tassa, re-introdotta a livello nazionale nel marzo 2011, con un decreto legislativo che ha dato ad alcuni comuni la facoltà di introdurre l’imposta di soggiorno. Si tratta del decreto legislativo 14 marzo 2011 n. 23, recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale: “i comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni nonché i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte possono istituire, con deliberazione del consiglio, un’imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio, da applicare, secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo, sino a 5 euro per notte di soggiorno”.

Il risultato, secondo Federalberghi, è una sorta di Babele di applicazioni diverse da città a città. Se si guarda alle esenzioni per i minori, evidenzia l’indagine, emerge che “per una famiglia con figli piccoli che volesse visitare una località d’arte, a Napoli sono esentati i minori fino a 18 anni, a Firenze l’esenzione arriva fino a 12 anni, a Roma e Venezia fino a 10 anni, ma se la stessa famiglia volesse andare in una località termale a Tivoli, per esempio, l’esenzione riguarderebbe i figli fino a 2 anni, a Montecatini fino a 10 anni, a Fiuggi fino a 12 anni ed a Chianciano fino a 13 anni”. Stesso andamento si trova nelle località di mare: Viareggio esenta fino a 18 anni, Rimini e Giardini Naxos fino a 14 anni, San Benedetto del Tronto fino a 12 anni (esteso a 13 anni se compiuti durante il soggiorno), Villasimius fino a 10 anni, Peschici fino a 10 anni, ma se si gira l’angolo del Gargano e si va a Vieste l’esenzione sale a 14 anni, mentre a Cassano allo Ionio (provincia di Cosenza) la tassa si applica anche ai neonati.

Ampia è la casistica delle tariffe dell’imposta, che può variare da 20 centesimi a 5 euro. Accade così che l’imposta vale a Ischia da 0,90 a 3 euro (a seconda della classificazione) a persona per notte con un massimo di 7 notti, a Manerba del Garda da 0,50 a 2 euro (a seconda della classificazione) a persona per notte con un massimo di 21 notti, a Genova da 1 a 3 euro (a seconda della classificazione) a persona per notte con un massimo di 8 notti. A Torino si paga da 1,30 a 4,90 euro (a seconda della classificazione) a persona per notte con un massimo di 4 notti, a Milano da 1 a 5 euro senza limite di pernottamenti.

Nel confronto internazionale, Federalberghi sottolinea che tale tassa è assente in Irlanda, a Malta, in Portogallo e nel Regno Unito; in Spagna l’imposta esisteva, poi è stata abolita, mentre è prevista la reintroduzione per la sola Catalogna, a partire dal mese di novembre 2012, con un importo massimo di 2,50 euro; in Francia l’importo massimo della taxe de séjour è di 1,50 euro per notte e per persona.

L’imposta di soggiorno è una tassa sui consumatori le cui modalità di applicazione e di esenzione sono un tale condensato di fantasia difficile da spiegare non solo ai turisti italiani ma ancor di più agli stranieri – commenta il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca– Finora è stata adottata da quasi il 10% dei Comuni che la legge autorizza, con tariffe che oscillano dagli 0,20 ai 5 euro al giorno a persona, ma un altro 5% si appresta a vararla, per un gettito complessivo stimato per il 2012 in 150 milioni di euro in larga parte destinati a ripianare i deficit dei singoli Comuni e non a migliorare la turisticità delle singole località”. Per la sigla, l’imposta di soggiorno dovrebbe essere abolita e “le funzioni svolte dagli enti locali in campo turistico dovrebbero essere finanziate mediante compartecipazione degli stessi al gettito IVA di tutte le attività produttive, non solo terziarie, che traggono beneficio dall’economia turistica”.

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