Viaggi, Istat: crollo del 20%

Gli italiani non viaggiano più (chissà perché): nel 2013 si è registrato un vero e proprio crollo, di quasi il 20% sul 2012, di chi ha fatto viaggi con almeno un pernottamento fuori: 63 milioni e 154 mila viaggi con pernottamento contro i 78 milioni e 703 mila dell’anno precedente. Il numero delle notti si riduce del 16,8%, da 501 milioni e 59 mila a 417 milioni e 127 mila. Sono i dati pubblicati oggi dall’Istat su “Viaggi e vacanze degli italiani nel 2013”.

Resta stabile la durata media dei viaggi (6,6 notti) sia per quelli di vacanza (7 notti) sia per quelli di lavoro (2,7 notti). Cala, inoltre, il numero medio di viaggi pro-capite: da 1,3 viaggi a 1. 

Dal 2009 prosegue il trend negativo che nel corso di 5 anni ha comportato una perdita di quasi 60 milioni di viaggi, pari a 290 milioni di notti. I viaggi per vacanze (91% del totale) diminuiscono rispetto al 2012 del 16,4%. Si riducono soprattutto le vacanze brevi: del 23,4% nel caso dei viaggi (il 10,2% delle lunghe), del 22,4% nel caso delle notti (contro il 13,7%). Il calo è dovuto anche alla riduzione delle persone che viaggiano in un trimestre: il fenomeno è più marcato al Nord (-15,6%).

I viaggi con mete italiane (79,8% del totale) mostrano un calo del 19,4% e il numero di viaggi verso l’estero si riduce del 21,1%. Nei paesi dell’Ue diminuiscono soprattutto le vacanze brevi e i viaggi di lavoro (rispettivamente, -30,7% e -32,2%). Oltre il territorio europeo a calare sono le vacanze lunghe (-40,3%). Sempre meno i viaggi che prevedono pernottamenti in albergo (-23,9%) e in alloggi privati (-18,5%), soprattutto se in affitto (-29,2%). Diminuiscono anche le vacanze brevi trascorse nelle case di proprietà (-28,6%) o messe a disposizione gratuitamente da parenti o amici (-21,2%). A mostrare un vero e proprio crollo sono i viaggi e i pernottamenti per motivi di lavoro: rispettivamente -43% e -47,5%, legato evidentemente anche alle criticità presenti nel mercato del lavoro.

Come reagiscono i Consumatori di fronte a questi dati? Per l’Adoc bisogna “ripartire dall’ABC”, inteso come Ambiente, Benessere e Cultura, valorizzando dunque l’enogastronomia e il patrimonio storico, culturale e naturale dell’Italia, e ridurre l’Iva dal 10% al 5%.  “Il turismo tradizionale è in forte crisi, come evidenziato anche dai dati dell’Istat.  L’Italia non può fare a meno di questo settore, è necessario valorizzarlo ripartendo dall’ABC: Ambiente-Benessere-Cultura – dichiara Lamberto Santini, Presidente dell’associazione – Il turismo ambientale vive della grande spinta degli agriturismi, grazie sia ai prezzi più convenienti rispetto agli alloggi tradizionali sia alla possibilità di soggiornare in zone a grande impatto ambientale e paesaggistico. E’ una tipologia di turismo diffusa in tutta Italia, che ogni anno aumenta il suo bacino d’utenza. Visto l’immenso patrimonio naturale di cui disponiamo sarebbe delittuoso non sfruttarne il potenziale, migliorando l’offerta sia in termini qualitativi che quantitativi, guardando anche e soprattutto ai turisti stranieri, valorizzando e tutelando i paesaggi naturali”.

Guardando al settore “benessere”, emerge che il turismo termale fattura circa 1 miliardo di euro l’anno. In Italia nell’ultimo anno circa il 5% dei turisti, pari a 6 milioni, di cui il 70% italiani e il 30% stranieri, ha soggiornato presso un centro termale, una percentuale in crescita dell’1,5% annuo. Il turismo di benessere è cresciuto anche grazie alle offerte sui siti web di gruppi d’acquisto, che offrono la possibilità di spendere in media il 30% in meno rispetto alle normali tariffe. C’è poi il turismo culturale e religioso, Spiega Santini: “Se per la prima tipologia emergono le città d’arte come Firenze, Venezia e Roma, è soprattutto la seconda che sta vivendo un periodo di grande crescita. Roma è la più importante meta religiosa del mondo cattolico, ogni anno viene visitata da circa 16 milioni di pellegrini, dei quali circa il 40% è rappresentato da stranieri. Sono complessivamente 25 milioni i turisti che in Italia optano per il turismo di fede. Il turismo religioso va fatto conoscere e va diffuso, occorre sviluppare e migliorare le strutture ricettive e culturali, farli diventare dei business strategici, in grado di attrarre turisti in tutte le stagioni, soprattutto gli stranieri. Per fare un paragone il Santuario della Madonna di Lourdes accoglie ogni anno 5 milioni di visitatori, un terzo di Roma mentre il Cammino di Santiago in Spagna riceve la visita di circa 350mila pellegrini l’anno. In Italia Roma attrae il 65% dei turisti “di fede”, staccando e di molto altri importanti luoghi come la Basilica di San Francesco ad Assisi, la Chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo e l’intera Via Francigena. Il giro d’affari di Roma è equivalente al 60% dell’intero fatturato proveniente dal turismo religioso in Italia, pari a 5 miliardi di euro annui”. Per l’Adoc bisogna inoltre rilanciare il turismo abbassando l’Iva sul settore e portandola dal 10 al 5%.

“I dati Istat sull’andamento del turismo confermano un trend che denunciamo da anni”, affermano a loro volta Federconsumatori e Adusbef, sottolineando che il calo dei viaggi è conseguenza della contrazione del potere d’acquisto delle famiglie (meno 13,4% dal 2008 a oggi). “Non solo è in contrazione la domanda turistica (ricordiamo che nell’estate 2013 solo il 32% degli italiani si è potuto permettere di partire per le vacanze), ma cambiano profondamente anche le abitudini dei pochi vacanzieri superstiti – commentano le due associazioni – Si consolidano sempre di più, inoltre, le nuove modalità di turismo low cost: dalle ormai note vacanze last minute e last second, alle vacanze “mordi e fuggi” (il cui il numero dei pernottamenti si riduce a 2-4 notti), dalla ricerca di ospitalità presso amici e parenti allo scambio casa e, per i più giovani, al couch surfing. Quel che è certo, però, è che la creatività e la capacità di adattamento delle famiglie non è sufficiente a sopperire al drammatico calo del potere di acquisto, vera causa del crollo della domanda turistica”.

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