Confesercenti: nel 2022 l’inflazione ha ridotto di 7,2 miliardi la spesa delle famiglie

Confesercenti: nel 2022 l’inflazione ha ridotto di 7,2 miliardi la spesa delle famiglie

Confesercenti: nel 2022 l’inflazione ha ridotto di 7,2 miliardi la spesa delle famiglie

Nel corso dell’Assemblea 2022, Confesercenti ha analizzato l’impatto dell’inflazione sui consumi e le prospettive future. Secondo le previsioni, alla fine del prossimo anno i redditi e i consumi delle famiglie arretreranno sui livelli del 2016

Si è svolta oggi, a Roma, l’Assemblea 2022 di Confesercenti, che ha richiamato l’attenzione sull’impatto della pandemia e dell’inflazione sui consumi.

Al grande crollo dei consumi causato dalla pandemia (-107 miliardi di euro nell’annus horribilis 2020), infatti, fa oggi seguito l’inflazione, che nel 2022 ha ridotto di 7,2 miliardi la spesa delle famiglie – ha affermato Confesercenti. – A un incremento dei prezzi – che quest’anno sarà in media pari all’8% – seguiranno variazioni del 5,1% nel 2023, del 4% nel 2024 e del 2,9% nel 2025.

Cosa accadrà con l’aumento dei prezzi? Le stime di Confesercenti

Secondo i dati presentati nel corso dell’Assemblea di Confesercenti, complessivamente, nel quadriennio 2022-2025, l’aumento dei prezzi comporterà un’erosione del potere d’acquisto delle famiglie di 22 miliardi, che significa ridurre le prospettive di spesa per consumi di almeno 17 miliardi.

Le prospettive per il 2023, dunque, non sono così rosee. Alla fine del prossimo anno i redditi e i consumi delle famiglie arretreranno sui livelli del 2016. Inoltre, la compressione dei consumi riporterà il tasso di crescita del Pil al di sotto dello 0,5%, segnando di fatto la fine del rimbalzo post-pandemico.

Peserà anche l’aumento dei tassi di interesse. La manovra avviata dalla Banca Centrale Europea – ha spiegato Confesercenti – determinerà una risalita dei tassi al di sopra del 3,5% nel 2023 e del 4% nel 2024, senza prospettive di successive riduzioni nel 2025. Per le imprese significa subire un aggravio del costo dei finanziamenti di almeno 9 miliardi nel corso del prossimo triennio.

L’incognita del Natale

In questo quadro di incertezza, il mese di dicembre sarà un test importante per valutare lo stato di salute dell’economia e in particolare dei consumi. Secondo le stime di Confesercenti, elaborate a partire da sondaggi sui consumatori condotti con SWG e IPSOS, quest’anno si spenderanno in media, per i regali, 197 euro, un budget in calo di 39 euro rispetto al 2021 (238 euro a persona).

 

consumi confesercenti

 

Pesano incertezza e riduzione del potere d’acquisto a causa dell’inflazione, che frenano gli acquisti in una larga parte della popolazione: a fronte di un 39% di italiani che dichiara l’intenzione di mantenere stabile la spesa, il 47% annuncia che ritoccherà al ribasso il budget previsto per i doni rispetto allo scorso anno. Solo il 14% pianifica di spendere di più.

Le grandi piattaforme di eCommerce si impongono tra i canali d’acquisto più utilizzati, con il 63% delle indicazioni. Seguono i negozi nei centri commerciali (46%) e i negozi monomarca delle grandi catene retail (29%). I negozi di quartiere o di vicinato saranno scelti dal 22%, come supermercati e ipermercati. Cresce, inoltre, la vendita diretta: il 21% acquisterà online direttamente dal sito del produttore. Il 12%, invece, si rivolgerà ad un mercatino per comprare almeno uno dei regali da mettere sotto l’albero.

Quali sono i regali più gettonati? Secondo i dati rilevati da Confesercenti, nella top ten delle intenzioni di acquisto per un regalo spiccano i capi d’abbigliamento (44% delle indicazioni), seguiti da libri (40%), prodotti di profumeria (39%), giochi e giocattoli (38%), regali gastronomici (31%), accessori di moda (30%), prodotti tecnologici (25%), arredamento e prodotti per la casa, vini ed elettrodomestici e piccoli elettrodomestici (tutti al 21% di indicazioni).

Solo il 7%, invece, regala un viaggio o una vacanza. Al di là dei doni, solo il 17% ha già deciso di progettare un viaggio per il periodo delle feste di Natale e Capodanno, cui si potrebbe aggiungere una quota del 18% di indecisi.


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