L’ultima bordata allo stato dell’economia italiana arriva oggi dall’Istat che ha presentato i dati sulle vendite al dettaglio per il mese di luglio. A diminuire sono soprattutto beni non alimentari: abbigliamento e pellicceria scendono dello 0,2% su base annua, mentre le calzature sono calate dello 0,4%). È evidente che l’andamento dei saldi non è stato esaltante, ma bisogna precisare che i dati resi noti oggi dell’Istat sono relativi alle vendite in valore e, quindi, incorpora anche le variazioni di prezzo. Se, invece, consideriamo le vendite in volume, ossia depurandole dall’effetto dei prezzi, le vendite sono positive. I saldi, insomma, restano fiacchi, ma sono in risalita rispetto allo scorso anno“, afferma Massimiliano Dona, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. Secondo le stime dell’associazione, le vendite per i vestiti salgono dello 0,4% rispetto ai saldi di luglio del 2015, mentre per le calzature aumentano dello 0,6%.

Più netto il parere del Codacons che non esita a dichiarare “la morte dei saldi di fine stagione”. Già in precedenza, l’associazione aveva previsto che “gli sconti estivi non sarebbero andati bene sul fronte delle vendite” e l’Istat sembra aver di fatto certificato l’annunciata debacle.

Il commercio continua a vivere una crisi nerissima e le norme in materia in Italia sono medievali e obsolete e necessitano di modifiche urgenti. È evidente che i saldi di fine stagione non servono più e non aiutano né i commercianti, né i consumatori; sono definitivamente morti e vanno aboliti già a partire dal 2017, liberalizzando del tutto il settore del commercio in modo da moltiplicare le occasioni di acquisto e dare respiro ai piccoli negozi schiacciati dallo strapotere delle multinazionali”.

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