Il gioco d’azzardo in Italia ha raggiunto un livello di diffusione preoccupante. Un fenomeno che riguarda da vicino adulti e giovani generazioni e che mette la società di fronte a problematiche sempre più complesse. I dati raccolti da EuroDap nel 2015, mostrano che su una popolazione di 60 milioni di cittadini, il 54% dei nostri connazionali hanno giocato almeno una volta nella vita e, l’1,5% di essi ha sviluppato una patologia legata al gioco d’azzardo (Gap). Il 63,5% di chi gioca non associa alla propria azione niente di pericoloso, il 27% considera il gioco un’attività eccitante e appena il 10% dichiara che in fondo non vale la pena giocare date le remote possibilità di vincita. Sempre nel 2015, si conta un milione di studenti giocatori fra i 15 a i 19 anni, 60 mila in più rispetto all’anno precedente.
Dati preoccupanti che portano la società civile a organizzarsi per trovare soluzioni al problema del gioco d’azzardo. Dal 2013, la campagna “Slotmob” si batte perché nei bar non siano più presenti gli apparecchi per il gioco elettronico. La strategia è quella di premiare i bar che rinunciano alle slot con una colazione o un aperitivo a cui far partecipare il maggior numero di persone possibile: una sorta di flashmob “a tema”.
In questi giorni, la campagna ha avuto il supporto anche da parte di Adiconsum. L’associazione ha deciso di formalizzare la propria adesione a Slotmob, con l’intenzione di “essere dalla parte della gente”, come dichiara Walter Meazza, presidente Adiconsum, il quale considera assolutamente necessaria un’inversione di tendenza riguardo il dilagare delle slot machine nei locali pubblici, locali che sono frequentati da cittadini di qualsiasi età e classe sociale, senza alcun passabile “filtro” che ponga al riparo da cattivi esempi di parossismo ludico.
“In una situazione congiunturale di grandi difficoltà economica”, prosegue Meazza, “assistiamo a tristi spettacoli di dipendenti che hanno perso il lavoro, piccoli lavoratori autonomi che cercano di “risollevarsi” con il gioco e, più in generale, cittadini appartenenti ad ogni status che sono tentati ad ogni angolo di strada dal facile miraggio di guadagni immediati senza sufficienti informazioni sui rischi correlati al gioco”.
“In tutto ciò”, continua ancora Meazza, “Uno Stato miope dispone che siano date indicazioni di routine, assistendo poi pressoché inerte al proliferare di una patologia difficile da eradicare, con costi sociali che superano ampiamente gli effimeri ricavi immediati. Adiconsum aderisce per unire la propria voce a coloro che dicono con fermezza “basta” alla rovinosa deriva di questo gioco legalizzato”.


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