Pil, Istat: +0,1% nel primo trimestre 2021, calano i consumi

Pil, Istat: +0,1% nel primo trimestre 2021, calano i consumi

Le associazioni dei Consumatori fanno i conti delle ricadute dell’inflazione sulla spesa delle famiglie. Perché secondo le stime preliminari dell’Istat, a maggio 2021 l’indice nazionale dei prezzi al consumo è fermo su base mensile, con una variazione nulla, mentre aumenta su base annua dell’1,3% (dal +1,1% del mese precedente).

A maggio 2021 inflazione in salita

L’accelerazione tendenziale dell’inflazione, spiega l’Istat, si deve essenzialmente ai prezzi dei beni energetici, la cui crescita passa da +9,8% di aprile a +13,8%. Questa dinamica è compensata in misura limitata dall’inversione di tendenza dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +0,7% a -0,1%).

Su base mensile, si fronteggiano due dinamiche: da una parte c’è la crescita dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (+1,1%) e degli alimentari non lavorati (+0,9%), dall’altra la diminuzione dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,8%).

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona amplificano di poco la loro flessione (da -0,7% a -0,8%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano (da +1,0% a +1,5%).

 

istat grafico maggio 2021
Istat prezzi al consumo per divisione di spesa, maggio 2021

 

L’andamento dell’inflazione a maggio

L’inflazione a maggio accelera dunque per il quinto mese di seguito e raggiunge livelli che non si vedevano da novembre 2018, quando era di +1,6%.

«Anche in questo mese, come nei precedenti, l’inflazione si deve essenzialmente ai prezzi dei Beni energetici che ne trainano la crescita e al netto dei quali si attesta a +0,2%, valore uguale a quello di settembre 2020 (quando però l’inflazione generale era negativa e pari a -0,6%) – spiega l’Istat –  In questo quadro i prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” ampliano ulteriormente, seppur di poco, la loro flessione (da -0,7% a -0,8%), confermando andamenti che non si registravano da agosto 1997».

Da considerare l’andamento su base annuale e l’aumento dell’inflazione alle voci abitazione, acqua, elettricità e combustibili (più 5,8%) e dei trasporti (più 4,8%) mentre sono in zona negativa i prodotti alimentari (meno 0,6%) e in misura maggiore le comunicazioni (meno 2,6%) e la voce istruzione (meno 3,7%).

 

L’inflazione e le ripercussioni per le famiglie

Le associazioni dei Consumatori fanno i conti sulle conseguenze del rialzo dell’inflazione.

Per l’Unione Nazionale Consumatori c’è «una stangata su carburanti, luce e gas. La benzina sale del 16,1% su base annua, il gasolio del 15,1%, la luce del mercato libero del 9%, il gas del mercato libero del 16,4%. Unico sollievo – dice il presidente dell’associazione Massimiliano Dona – è che scendono i prezzi del carrello della spesa».

Per una coppia con due figli, stima l’Unc, questo andamento si traduce in aumento del costo della vita di 461 euro l’anno, dei quali 216 per la sola voce relativa ad abitazione, acqua ed elettricità. Per una coppia con un figlio «la maggior spesa annua è pari a 438 euro, 216 per l’abitazione, 226 per i trasporti, mentre per i beni alimentari, per la cura della casa e della persona la riduzione è pari a 35 euro».

Il Codacons stima un aggravio di spesa intorno ai 399 euro l’anno per la famiglia tipo. La crescita dei prezzi alla voce trasporti si traduce in una maggiore spesa solo per gli spostamenti stimata in media a +166 euro annui per la famiglia “tipo”. Alla ripresa dei prezzi, legata anche alla voce casa e bollette, «non fa da contraltare una crescita dei consumi da parte delle famiglie, che nei primi mesi del 2021 sono rimasti al palo, e che rischia di danneggiare i consumatori impoverendo i nuclei meno abbienti».

«Con il tasso di inflazione a questi livelli le ricadute per i cittadini saranno di +387,40 euro a famiglia l’anno» stima a sua volta Federconsumatori. «Mentre diminuisce ulteriormente il tasso relativo al carrello della spesa (-0,8%), aumentano invece i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto, che segnano quota +1,5%. Assistiamo, quindi a due forti tensioni: una relativa ai beni energetici, l’altra relativa ai prodotti alimentari non lavorati – dice Federconsumatori – Entrambi specchio dei rialzi delle commodities sui mercati internazionali. Da tempo monitoriamo questa situazione, allarmati dal fatto che si possa determinare nuovamente un cartello sui prezzi dei beni, come già avvenuto in passato ad esempio per la pasta».

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