Secondo mese con segno negativo per l’andamento dei prezzi al consumo su base annua che, nel mese di marzo scendono in 22 città italiane (a febbraio erano 20). Tra queste, i cali hanno riguardato anche grandi città come Roma (-0,5%), Firenze (-0,4%), Napoli (-0,1%), mentre Potenza e Bari hanno conosciuto i ribassi più forti (-1,1%). I dati diffusi questa mattina dall’Istat mettono in evidenza il concreto rischio di deflazione che attraversa la Penisola.
A trascinare verso il basso i prezzi è in particolare il crollo dell’energia, mentre il consumo dei beni durevoli resta sostanzialmente invariato. Per quanto riguarda i beni di più frequente acquisto, la frenata è ancora più ampia: -1,1%, rispetto allo 0,8% registrato nella precedente rilevazione. Alla notizia, le associazione dei consumatori hanno reagito sottolineando i diversi aspetti che conseguono dal ribasso dei prezzi.
L’Unione Nazionale Consumatori ha sottolineato come il calo del costo dei beni di maggior uso produca di fatto un risparmio, a volte notevole, per le famiglie. Prendendo a modello un nucleo famigliare tradizionale, composto da una coppia con due figli, si può notare, infatti, un risparmio di 172 euro l’anno. La città dove si risparmia di più sarà Bari, dove l’abbassamento dei prezzi dell’1% consente ad una famiglia di 4 persone di risparmiare 353 euro su base annua, in termini di riduzione del costo della vita. Al secondo posto Potenza, con una deflazione sempre dell’1% ed una minor spesa di 325 euro, seguita da Perugia, con un risparmio per famiglia di 240 euro e Roma, dove si potranno accantonare 222 euro. Il costo della vita resta alto invece ad Aosta, che scalza il primato di Bolzano e dove l’inflazione dello 0,5% si traduce in un aggravio di spesa, sempre per una famiglia di 4 persone, pari a 224 euro su base annua.
L’aspetto che preoccupa maggiormente le associazioni riguarda invece il mancato decollo dei consumi, a fronte del risparmio possibile. La domanda interna infatti è in crisi da troppo tempo: basti pensare che dal 2012 al 2015 i consumi hanno registrato una contrazione del 10% (percentuale che equivale a una diminuzione di 75,5 miliardi di Euro di spesa complessiva delle famiglie).
“È innegabile che i numeri forniti dall’Istat siano deludenti e assolutamente negativi, e nemmeno i forti rialzi di petrolio e benzina registrati nell’ultimo mese hanno salvato l’inflazione”, spiega il presidente Carlo Rienzi, che aggiunge “Senza misure urgenti gli effetti della deflazione saranno pesantissimi per la nostra economia, perché la domanda continua, purtroppo, ad essere debole, e ciò provocherà danni per l’industria e il commercio, con ripercussioni sul fronte dei posti di lavoro”.

Per Adusbef e Federconsumatori, la strategia da attuare subito sarebbe quella di rilanciare i consumi, attraverso un aumento ed una redistribuzione dei redditi per far ripartire il sistema produttivo e creare nuova occupazione. “Questi fattori allarmanti devono far aprire gli occhi a far riflettere il Governo, spronandolo ad adottare misure concrete per rilanciare la domanda interna e rimettere in moto l’intero sistema economico”, commentano Rosario Trefiletti (Federconsumatori) ed Elio Lannutti (Adusbef). Tali politiche di rilancio devono, aggiungono i due presidenti in una nota, essere accompagnate da interventi determinati sul fronte delle tariffe, da quella idrica a quella dell’energia elettrica. “Proprio oggi, infatti, abbiamo segnalato come i cittadini si stiano lamentando degli spropositati aumenti giunti con il nuovo sistema tariffario dell’energia elettrica”.

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Redazione
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1 thought on “Istat: la deflazione allarma le associazioni dei consumatori

  1. dall’ inizio dell’anno 2016 la situazione che realmente viviamo quotidinanamente, e’ in continuo peggioramento. Quando qualcuno che dovrebbe….. sara’ troppo tardi.

Parliamone ;-)

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