consumi

Nel 2021 la propensione al risparmio delle famiglie scende al 13,1% (dal 15,6% nel 2020), secondo i dati Istat diffusi oggi. Il reddito disponibile aumenta del 3,8%, la spesa per consumi finali del 7,0%.

La dinamica più sostenuta della spesa per consumi finali delle famiglie (+7,0%, +66,5 miliardi di euro) rispetto al reddito disponibile ha generato una diminuzione della quota di reddito destinata al risparmio, che – come detto – è passata dal 15,6% del 2020 al 13,1% del 2021, mantenendosi comunque al di sopra di quanto riscontrato nel periodo antecedente la crisi, quando oscillava fra l’8% e il 9%.

Secondo l’Istat, però, il potere d’acquisto delle famiglie, ossia il reddito disponibile espresso in termini reali, pur aumentando del 2,1% su base annua, non si è riportato ai livelli pre-crisi.

Reddito e consumi, i commenti dei Consumatori

Secondo il Codacons nel 2022 reddito e consumi saranno stravolti dal caro-bollette e dalla crescita dei prezzi.

“La crescita dei consumi registrata nel 2021 si scontra con un potere d’acquisto ancora al di sotto dei valori pre-Covid – spiega il presidente Carlo Rienzi – Questo ha costretto le famiglie ad intaccare i propri risparmi per sostenere spese e consumi, un segnale non certo positivo che dimostra lo stato di difficoltà in cui versano milioni di nuclei”.

 

reddito e consumi

 

“I dati su consumi, reddito e potere d’acquisto dei cittadini sono tuttavia destinati ad essere stravolti nel 2022, come conseguenza dell’abnorme crescita delle bollette energetiche, del caro-carburanti e della escalation dei prezzi al dettaglio, emergenze che stanno impoverendo le famiglie italiane e che avranno inevitabili effetti negativi su tutti i dati economici nazionali”, conclude Rienzi.

Anche l’Unione Nazionale Consumatori prevede un crollo del potere d’acquisto.

“Già nel quarto trimestre 2021 il potere d’acquisto è salito solo dello 0,1% rispetto al terzo trimestre 2021, quando la variazione congiunturale precedente era stata dell’1,4%, frenando in modo impressionante, ma ora che l’inflazione è decollata arrivando a marzo al 6,7% dal 3,9% di dicembre, e che lo stesso Governo prevede un’impennata del deflatore dei consumi delle famiglie dall’1,7% del 2021 al 5,8% del 2022, è evidente che il potere d’acquisto delle famiglie quest’anno crollerà – afferma Massimiliano Dona, presidente dell’UNC – specie considerato che le retribuzioni e le pensioni, tanto per cambiare, non saranno adeguate all’aumento del costo della vita”.


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