Istat: nel mese di marzo 2021 inflazione a +0,8% su base annua

Istat: nel mese di marzo 2021 inflazione a +0,8% su base annua

L’inflazione accelera per il terzo mese consecutivo, secondo i dati Istat, e, pur rimanendo al di sotto di un punto percentuale, torna ai livelli di maggio 2019. Nel mese di marzo, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,3% su base mensile e dello 0,8% su base annua (da +0,6% di febbraio), confermando, quindi, la stima preliminare.

La lieve accelerazione dell’inflazione – spiega l’Istat – si deve prevalentemente all’inversione di tendenza dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (che passano da -3,6% a +1,7%) e, in misura minore, all’accelerazione di quelli dei servizi relativi ai trasporti (da +1,0% a +2,2%).

“I prezzi del cosiddetto carrello della spesa registrano una variazione tendenziale negativa, seppur contenuta – spiega ancora l’Istat. – I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona registrano un’inversione di tendenza da +0,2% a -0,1%, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano da +0,1% a +0,7%”.

Codacons: caro benzina fa impennare l’inflazione

Secondo il Codacons, il caro-benzina causa un rialzo dell’inflazione e determina un aggravio di spesa, considerata la totalità dei consumi delle famiglie, pari a +246 euro annui per la famiglia “tipo”, +319 euro per un nucleo con due figli.

“La corsa dei carburanti alla pompa ha avuto effetti diretti sull’inflazione, con i prezzi che crescono a marzo dello 0,8% su anno – afferma il presidente Carlo Rienzi – Non a caso nel comparto dei Trasporti si registrano i rincari più forti, con un incremento medio dei listini del +2,6% su base annua. Questo significa che una famiglia con due figli solo per i propri spostamenti si ritrova a spendere oggi +140 euro all’anno rispetto al 2020”.

 

Inflazione nel mese di marzo 2021

 

“Purtroppo siamo in presenza in una inflazione “negativa”, perché la ripresa dei prezzi al dettaglio non è dovuta alla crescita dei consumi da parte delle famiglie, consumi che al contrario risultano in drastico calo, ma da fattori esterni come la spinta dei beni energetici che determinano effetti negativi sulle tasche dei consumatori”, conclude Rienzi.

UNC presenta una classifica delle delle città e delle regioni più care

“Prosegue l’effetto carburanti e beni energetici. Per fortuna in aprile la corsa al rialzo di benzina e gasolio si è interrotta, come attestano i dati Mise, ma certo a marzo, salendo in un solo mese, rispettivamente, del 4,2% e del 4,4% su febbraio, hanno fatto da molla all’inflazione, trascinando i prezzi dei beni ad alta frequenza di acquisto, passati da +0,1% a +0,7%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

In base ai dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.

In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care troviamo Bolzano, che con un’inflazione pari a +1,5%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia media, a 477 euro. Al secondo posto Reggio Emilia e Modena dove il rialzo dei prezzi dell’1,2% determina un aumento annuo di spesa pari a 321 euro per entrambe; segue Trento, dove il +1,3% comporta una spesa supplementare, per una famiglia tipo, pari a 303 euro.

In testa alla classifica delle regioni più costose, con un’inflazione a +1,4%, il Trentino Alto Adige che registra a famiglia, un rialzo medio pari a 379 euro su base annua. Segue la Basilicata, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,3 implica un incremento del costo della vita pari a 259 euro; terza la Toscana  (+1%), con un rincaro annuo, per la famiglia tipo, di 257 euro.

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